Dieci anni fa, il 13 ottobre 2016, moriva a Milano Dario Fo.
Interprete poliedrico, drammaturgo, regista, scrittore, paroliere, scenografo, Dario Fo è stato uno dei più originali artisti italiani. Uno dei pochi capaci di conciliare attivismo politico ed espressione creativa.
Nato sul Lago Maggiore il 24 marzo 1926 , Fo assorbe fin da piccolo l’arte del racconto dai cantastorie locali . Ben presto mostra un vero, precoce talento per il disegno e la pittura.
Cresciuto in una famiglia antifascista, a 17 anni si arruola come volontario nell’esercito della Repubblica di Salò: «per non essere deportato in Germania» (come lui stesso dichiarerà). Questo lo farà bersaglio, molti anni dopo, di feroci critiche che porteranno a querele e processi.
Nei primi anni Cinquanta si stabilisce a Milano, dove inizia a lavorare per la radio e il teatro e, nel 1954, sposa l’attrice Franca Rame. La loro non sarà soltanto un’unione sentimentale, ma anche un sodalizio artistico (e politico) indissolubile, destinato a durare tutta la vita.
La “Compagnia Fo-Rame”, riscuote un enorme successo nei teatri tradizionali e persino nella TV di Stato. Ma alla fine degli anni Sessanta, dopo l’ennesima censura a Canzonissima (a causa di uno sketch su un costruttore edile ostile alle misure di sicurezza), decidono di chiudere con i circuiti ufficiali.
Insieme fondano collettivi indipendenti e rivoluzionano il teatro italiano, iniziando a recitare in fabbriche occupate, piazze, palazzetti dello sport e case del popolo.
Nel 1969 Dario Fo porta in scena la sua opera più famosa: Mistero Buffo. Il titolo è ripreso direttamente dal poema di Vladimir Majakovskij al quale si ispira in generale la sua funzione civile di Teatro. Si tratta di un singolare monologo che reinterpreta i vangeli apocrifi e i testi medievali in chiave satirica, dove Fo indossa i panni di un giullare medievale. In quest’opera Fo decide di esprimersi attraverso il grammelot, un linguaggio fatto di suoni onomatopeici, dialetti padani e mimica facciale.
L’anno successivo con Morte accidentale di un anarchico, mette in mostra le storture del sistema giudiziario e di polizia, dando voce e visibilità al caso Pinelli.
Nonostante le censure e le violente intimidazioni politiche (tra cui il drammatico rapimento e stupro di Franca Rame da parte di esponenti dell’estrema destra nel 1973), l’arte di Fo ottiene una risonanza internazionale.
Nel 1997 vince, infatti, il Premio Nobel per la Letteratura con la motivazione di: «aver dileggiato il potere e restituito la dignità agli oppressi». Questo scatenerà aspre polemiche tra i suoi critici più conservatori.
Ma, lieve e ironico come sempre, Fo continuerà a non curarsene, dipingendo, scrivendo e calcando le scene fino alla sua morte, all’età di 90 anni.
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