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L’ira di Dioniso

Repertori iconografici per illustrare progetti creativi ©Fototeca Gilardi

Nel calendario arboreo dei Celti il periodo compreso tra il 2 e il 29 settembre era dedicato alla vite,
pianta sacra a tutti i popoli del Mediterraneo.
La centralità della pianta di vite nella nostra cultura greco-latina, è ben raccontata dalla figura di Dioniso, il dio selvaggio. Originariamente divinità arcaica della vegetazione, simbolo della linfa vitale che scorre nelle piante, Dioniso divenne in seguito dio del vino, dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi.

Uno dei più noti miti greci narra che un giorno Dioniso fu avvistato da pirati etruschi sulla riva del mare, avvolto in vesti purpuree.
Certi che quel giovane dai lunghi capelli e ben vestito fosse figlio di qualche sovrano, i pirati decisero di rapirlo e lo trascinarono sulla nave.
La loro intenzione era quella di derubare lui e farsi rivelare dove fossero amici e parenti per ingrossare il bottino. Ma al momento di legarlo, le corde si sciolsero misteriosamente, mentre Dioniso tranquillamente seduto a terra, rideva divertito.

Il timoniere, intuendo che il prigioniero non fosse di natura umana, cercò di convincere i compagni a liberarlo. Ma i pirati non lo ascoltarono.
L’ira dionisiaca esplose. Ad un tratto il ponte fu inondato di vino dolce e profumato. Dall’alto della vela iniziarono a scendere tralci e grappoli di uva, mentre sull’albero della nave si avvolse un rampicante carico di fiori e deliziosi frutti.

I pirati, storditi dai fumi del vino e impauriti dai prodigi del dio, incitarono il timoniere a tornare a terra per scaricare lo scomodo ospite. Ma Dioniso, deciso a mostrare la sua potenza, si tramutò, dinnanzi ai loro occhi, in un ruggente leone. Trasformò i remi in serpenti e creò, dall’altro lato della nave, l’immagine di un orso spaventoso. I pirati erano senza via d’uscita.

Dioniso catturò con un balzo il loro capo, pronto a fare lo stesso con tutti loro. A questo punto i marinai, per il timore di essere uccisi, si tuffarono in mare tramutandosi in delfini.

Sulla tolda rimase soltanto il saggio timoniere risparmiato dalla furia divina, come eterno simbolo di temperanza di fronte alle seduzioni del vino e degli istinti primordiali.

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