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Il vizio dell’azzardo

gioco d'azzardo: strappo da pubblicità per un libretto di risparmio 1922, elaborazione ©Fototeca Gilardi

“Mangiato che ho, ritorno nell’hosteria: quivi è l’hoste, per l’ordinario, un beccaio, un mugnaio, due fornaciai. Con questi io m’ingaglioffo per tutto dì giuocando a cricca, a trich-trac, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano”
Così scriveva Niccolò Machiavelli all’amico Francesco Vettori nel dicembre del 1513, in piena rinascita delle arti, ma anche di un fenomeno che, rimasto in sordina per tutto il Medioevo, tra Quattrocento e Cinquecento torna a divertire, ma anche a devastare le vite umane: il gioco d’azzardo.
Illustre schiavo della pratica, Machiavelli non si faceva Leggi tutto »Il vizio dell’azzardo

La tarantola in altalena

Fotografia di Ando Gilardi #andogilardi

È un gioco.
È il simbolo del ciclo della vita.
È il modo più istintivo di avvicinarsi al cielo.
È  abisso , vertigine e metafora dell’orgasmo.
L’altalena, innocente trastullo, oscilla tra il cielo e la terra. Con il suo continuo alternarsi di quiete e movimento ricorda le fasi lunari e il nostro procedere in bilico tra la vita e la morte.
Un antico mito greco all’origine dell’altalena racconta che un pastore ateniese di nome Icario, avendo ospitato Dioniso errante, ricevette dal dioLeggi tutto »La tarantola in altalena

Scialla mà!!!

L’incomprensibile passione di mio figlio per gli scacchi e il suo trionfante grido “Scacco matto!” durante l’ultima partita, mi hanno indotto a cercare di capire con chi dovessi prendermela per l’invenzione di questo gioco strategico in cui non riesco a raccapezzarmi.
La ricerca di un colpevole, oltre a trasportarmi in un mondo leggendario in cui gli scacchi vengono inventati una volta da un bramino, un’altra da un principe, un’altra ancora da un mercante (sempre allo scopo di dimostrare la necessità di sacrificare delle vite preziose in battaglia) mi ha anche rallegrato con un inaspettato elenco di arabismi entrati nell’uso quotidiano della nostra lingua.
Sì, perché l’esclamazione “Scacco matto” deriva dall’arabo shāh māt, la frase conclusiva della partita che vuol dire “lo scià è morto”, ma anche il termine alfiere è mutuato dallo spagnolo alférez, che a sua volta viene dal vocabolo arabo al-fīlelefante“.Leggi tutto »Scialla mà!!!