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Il vizio dell’azzardo

gioco d'azzardo: strappo da pubblicità per un libretto di risparmio 1922, elaborazione ©Fototeca Gilardi

“Mangiato che ho, ritorno nell’hosteria: quivi è l’hoste, per l’ordinario, un beccaio, un mugnaio, due fornaciai. Con questi io m’ingaglioffo per tutto dì giuocando a cricca, a trich-trac, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano”
Così scriveva Niccolò Machiavelli all’amico Francesco Vettori nel dicembre del 1513, in piena rinascita delle arti, ma anche di un fenomeno che, rimasto in sordina per tutto il Medioevo, tra Quattrocento e Cinquecento torna a divertire, ma anche a devastare le vite umane: il gioco d’azzardo.
Illustre schiavo della pratica, Machiavelli non si faceva Leggi tutto »Il vizio dell’azzardo

Come quando fuori piove

Nessuno sa di preciso quando furono introdotte in Europa le carte da gioco, ma di sicuro Francesco Petrarca nel suo trattato sui giochi “di fortuna” (cioè d’azzardo) nel 1279, ancora non le menzionava.
Nate probabilmente in Cina come una sorta di banconota con la doppia funzione di tessera illustrata e “posta” in gioco, prima di arrivare in Europa prendono la forma a noi conosciuta (un mazzo con semi e figure) nelle mani dei Mamelucchi, i soldati-schiavi egiziani, alla fine del XIV secolo.
Il mazzo dei mamelucchi conteneva infatti 52 carte divise nei 4 semi che tutt’ora le Leggi tutto »Come quando fuori piove