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Casus belli

'Il rapimento di Elena' casus belli della guerra di Troia ©Fototeca Gilardi

È noto che per muovere guerra, nella storia, si sia sempre trovata una bella scusa. Un “casus” cioè, che muovesse le coscienze, per giustificare lo spreco di immense risorse e la distruzione di migliaia di vite.

E il “casus belli” sembra aver sempre funzionato, a dispetto del suo carattere pretestuoso.

Chi crederebbe mai, oggi, che gli Achei abbiano assediato Troia per 10 lunghi anni, a causa dell’affronto subito da Menelao?

Nessuno.

Troia, ricchissima città che controllava il commercio tra Occidente e Oriente, era un impedimento all’espansione dei Greci.

Molto semplice.

È noto, ma noi studiamo ancora nell’Iliade l’amore tra Paride ed Elena, l’eroismo di Ettore e l’ira di Achille. E parteggiamo per gli uni o per gli altri.

Ma da sempre politici e militari costruiscono ad arte occasioni di conflitto. Da sempre cercano il casus belli, cioè una trappola che giustifichi un intervento armato che appaia difensivo e non aggressivo. Così da legittimare la guerra.

Nel Medioevo un vero esperto del casus belli è stato Carlo Magno.
Ermengarda ce la ricordiamo tutti. Figlia del re longobardo, sposa dell’imperatore dei Franchi, fu ripudiata da quest’ultimo con la scusa di non avergli dato un erede. E dal ripudio alla conquista dei territori longobardi fu un attimo.

Persino Manzoni si mosse a pietà della povera Ermengarda, pedina di piani politici più grandi di lei.

Se scorriamo l’elenco dei conflitti tra paesi e città medievali, constatiamo che bastava far sconfinare un po’ il bestiame in territorio altrui per accusare di furto, invadere e conquistare “i vicini”.

E la storia è costellata di questi eventi, creati ad arte per ammantare le aggressioni con il candido aspetto della giustizia.

Persino l’origine della famosa spaccatura fiorentina tra Guelfi (seguaci del Papa) e Ghibellini (seguaci dell’imperatore) ci viene raccontata dal Villani come una questione privata. Una rivalità nata da liti tra le famiglie vicine ai Buondelmonti e quelle vicine agli Arrighi, per un boccone rubato da un piatto comune e un successivo matrimonio mancato.

Insomma l’elenco sarebbe lungo, ma proviamo ad avvicinarci al nostro tempo…

Perché è scoppiata la prima guerra mondiale?
Tutti i bravi studenti risponderebbero: «Perché un irredentista serbo ha ucciso l’erede al trono austro-ungarico a Sarajevo».

Un totale di 10 milioni di vittime tra militari e civili, più 500 mila mutilati e invalidi, in cambio della vita di un piccolo imperatore europeo.
Sul serio?

E perché è scoppiata la Guerra del Golfo?
«Perché Saddam Hussein era un malvagio dittatore e nascondeva armi di distruzione di massa»…

È chiaro che il casus belli dev’essere sempre verosimile per funzionare. Un po’ di verità e un po’ di menzogna…

Ma dopo migliaia di anni di esperienza, milioni e milioni di morti, dopo immani tragedie che hanno funestato l’umanità, perché abbocchiamo ancora?

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