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Miracoli dimenticati

Ex Voto Per Grazia Ricevuta alla Madonna che salva da una caduta dall'albero, 1939 - Santuario della Pieve, Ponzone (AL)

In quest’epoca riusciamo a credere alle cose più assurde.
I complotti sono per noi pane quotidiano.
I progressi della scienza ci vedono pronti a immaginare scenari ai confini della realtà.
Ormai nessuno esclude l’esistenza di vite aliene (di solito ostili) nell’universo e la nostra letteratura ci presenta un ventaglio di mondi distopici molto convincenti.

Insomma, la nostra mente è indubbiamente aperta all’assurdo, ma a patto che questo assurdo sia spaventoso, deprimente e pericoloso.
Quello a cui non riusciamo più a credere, è il meraviglioso: l’assurdo “in positivo”.
Non crediamo più al “miracolo”.

C’è stato un tempo in cui il miracolo faceva parte del quotidiano ed era frutto di una prospettiva sacra.
I nostri libri religiosi sono pieni di incredibili guarigioni, di moltiplicazioni di cibo, di figure che arrivano in nostro soccorso, di apparizioni consolatorie.
Ma il miracolo in passato faceva parte del tessuto quotidiano.
Si credeva seriamente che un dio, un angelo o un santo allungassero la mano per salvarci dalle acque, o per spostare quel masso che stava precipitando su noi.

Possiamo osservare una immensa quantità di ex-voto esposti nelle chiese. Essi esprimono la gratitudine nei confronti di eventi “miracolosi” e portano il segno tangibile della passata fiducia che l’umanità aveva nei confronti della “fortuna” e del suo aspetto sacro.

Perdendo il senso del sacro, ecco però che restiamo in balìa del distopico, il quale non rinuncia a credere che esistano eventi assurdi e inverosimili, ma li proietta esclusivamente nelle zone d’ombra della nostra psiche.
Avere fiducia che le cose volgano al meglio semplicemente perché anche la fortuna, come la jella, non ha una spiegazione logica, ci resta assai difficile.

Un tempo avere un “colpo di fortuna” era un evento che generava più stupore e gratitudine di quanto faccia oggi.
La mente era orientata anche all’ipotesi del miracolo. Certo raro, ma possibile.

Ora invece, più passa il tempo più facciamo fatica, a livello collettivo, a immaginare scenari in cui possa avere spazio un evento miracoloso, qualcosa di imprevisto, stupefacente, improvviso che volga in positivo una situazione compromessa.

Tuttavia il miracolo si compie soltanto grazie alla fiducia che possa accadere.
È una semplice questione di prospettiva: “Lo credo possibile, perciò accade”.

Sapere quali siano i meccanismi sottesi a questa dinamica è difficile.

Probabilmente chi si muove con fiducia nel mondo innesca delle reazioni più “morbide”, delle risposte più favorevoli, resiste fino all’ultimo istante senza perdersi d’animo.
Anche cadendo da un albero, per esempio, non si abbandona alla sfortuna schiantandosi di peso, ma cerca l’appiglio fino alla fine.

Forse il malato che si dibatte nel delirio della febbre, se ha speranza di guarire, se crede fermamente che “qualcosa di miracoloso” possa avvenire, alimenta il proprio sistema immunitario, resiste; e in effetti guarisce.

Magari di fronte a un’aggressione, credere di poterla scampare “per miracolo” evita che tutta la forza se ne vada dalle gambe e ci lasci a metà della fuga.

Dare spazio alla fiducia che il miracolo sia possibile, diventa a questo punto importante. Se ci abbandoniamo a scenari senza speranza, rischiamo di far divenire certo quel che è solo un’ipotesi.

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