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La leggenda del Santo Esploratore

La leggenda del Santo Esploratore

Uno dei primi leggendari viaggi di esplorazione dell’Oceano Atlantico di cui si abbia notizia è quello dell’eroe (e santo) irlandese Brandano.

San Brendan di Clonfert, detto anche Brendan il Navigatore – nato alla fine del V secolo nella contea del Kerry – fu uno dei padri del monachesimo irlandese.

Le sue imprese sono raccontate nella Navigatio Sancti Brandani, un testo agiografico medievale in cui Brendan è protagonista di un viaggio alla ricerca dell’Eden.

Secondo la leggenda, partito in compagnia di sessanta monaci, il Santo – che evangelizzò Irlanda e Scozia fondando diversi monasteri – appare come un eroico esploratore di terre sconosciute.
Le sue peregrinazioni riprendono i temi già conosciuti dell’Odissea, prendono spunto dai racconti biblici e dai leggendari viaggi della mitologia irlandese, gli immrama.

In particolare è il Viaggio di Mael Duin che presta alla Navigatio la maggior parte degli spunti.

Ogni terra toccata da San Brendan ha qualcosa di straordinario: pecore giganti, candidi uccelli (in realtà Angeli caduti), monaci silenziosi che usano la telepatia, palazzi vuoti con tavole magicamente imbandite. E ancora mari trasparenti, un’altissima colonna di cristallo avvolta in una rete argentea che si erge dalle acque, diabolici grifoni.
Persino un’inquietante isola vulcanica che segna il confine dell’Inferno.

La leggenda del Santo Esploratore

Ma l’episodio più conosciuto della leggenda è quello in cui il Santo incontra un immenso mostro marino di nome Jasconius.

Avendolo preso per un’isola, Brendan fa scendere i suoi monaci e, apprestandosi a celebrare la messa di Pasqua, accende un fuoco. Improvvisamente il suolo comincia a tremare – l’animale si è svegliato – e i monaci si precipitano sulla nave prendendo il largo terrorizzati, mentre l’isola si inabissa.
In alcune versioni del racconto Brendan sembra far ritorno in Irlanda sulla nave trasportata a dorso dalla balena.

In altre versioni invece, i monaci esploratori tornano in patria dopo avere infine raggiunto il Paradiso terrestre: un’isola di sabbia nera, nascosta da una nebbia fittissima, dalle rive luminose, ricca di alberi dagli abbondanti frutti e su cui non scende mai la notte.

La leggendaria isola, pur senza una collocazione precisa, colpì così fortemente l’immaginario medievale da essere inserita persino nelle carte marine.
A volte vicino alle Azzorre, altre nei pressi delle Canarie, altre ancora nel mezzo dell’Oceano.
E ancora appare nelle mappe di Ortelius e di Mercatore come un complesso di isolette a nord della Gran Bretagna dal nome “Fortunatae insulae“.

Tuttavia l’ipotesi più accreditata è che San Brandano nei suoi viaggi potesse aver scoperto le isole Canarie.
Infatti una delle leggende più popolari dell’arcipelago narra come un’ottava isola compaia e scompaia vicino a El Hierro. Viene chiamata l’isola di San Borondòn.

Persino alle soglie del risveglio illuminista, nel 1721, il Governatore delle Canarie convinto della sua esistenza, organizzò una spedizione per cercarla.
Ma l’Eden rimase per lui invisibile.

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