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I segreti del presepe napoletano

Figurine del presepe da ritagliare. Stampa XIX secolo, ©FototecaGilardi

Il presepe napoletano è ricco di magia, ricco di segreti, di storia e di arte.
È per questo che i suoi personaggi, i suoi “luoghi”, i costumi non hanno nulla di casuale.
Ogni singola statuina racchiude una quantità di simbologie che mescolano sacro e profano.

Nel presepe napoletano vediamo sovrapporsi, in un’unica rappresentazione, la nascita del Dio cristiano e l’antica tradizione pagana delle 12 notti in cui il tempo si ferma, gli animali acquistano la parola e incredibili prodigi ci attendono.

Devo ammettere che questo “piccolo mondo natalizio“, come tutte le cose in miniatura, mi ha sempre fatto sognare.
Scoprire solo ora che nel presepe napoletano c’è anche un personaggio che porta il mio nome, ha risvegliato di colpo la bambina curiosa che vive in me.

E per carpire i segreti del presepe più celebre al mondo, basta avvicinarsi ai personaggi chiave di questa rappresentazione sacra e profana.
Partendo dalla mia omonima.

Stefania
Secondo la leggenda era una giovane donna alla quale gli angeli avevano vietato di andare a visitare Gesù bambino perché non era sposata e non aveva figli.
Cosa piuttosto crudele da parte di creature celesti, ma tant’è.

Ovviamente la ragazza non poteva obbedire a un divieto così sciocco, quindi prese un sasso e lo avvolse in una coperta fingendo di avere in braccio un neonato.
Gli Angeli furono ingannati dall’espediente e lei si avvicinò indisturbata alla capanna.

Arrivata al cospetto della Madonna accadde un miracolo: il sasso starnutì trasformandosi in un vero bambino che fu chiamato Stefano.
Per questo festeggiamo Santo Stefano il 26 dicembre

Benino
Spostandoci ai margini della scena vediamo un’altra figura che non può mancare nel presepe napoletano.
Si tratta di Benino, il pastorello dormiente che, appoggiato su un sasso o su della paglia, dà vita e forma al presepe stesso.

Secondo un’antica tradizione infatti l’intera rappresentazione sacra non è altro che il sogno di un pastorello che immagina la nascita di Gesù Bambino. Ma attenzione: non va svegliato altrimenti il presepe scomparirà, senza lasciare alcuna traccia.

‘A Meraviglia
Si tratta di un giovane pastore posizionato in prossimità della capanna, che assiste con stupore alla nascita di Gesù. A braccia aperte e bocca spalancata enfatizza l’evento divino e si contrappone alla simbologia di Benino.

CicciBacco
Personaggio meraviglioso munito spesso di frusta, è il vinaio seduto su una botte alla guida di un carro. In questo omino gioioso e vistosamente ubriaco vediamo le ultime tracce dell’antico culto del dio Bacco.

Zi’ Vicienzo e zi’ Pascale
Detti “i due terribili compari”, Zi’ Vicienzo e zi’ Pascale rappresentano rispettivamente il Carnevale e la Morte e sono raffigurati come due giocatori di carte.
Vengono soprannominati comunemente “i San Giovanni” con un’allusione ai due solstizi: 24 dicembre (associato a San Giovanni evangelista che si festeggia il vicino 27 dicembre) e 24 giugno (associato a San Giovanni Battista).

La Zingara
È una giovane donna con abiti vistosi e, spesso, un bambino al seno.
Anch’essa, come il vinaio, nasconde una figura pagana.
Quella dell’antica Sibilla cumana che, secondo una leggenda natalizia, aveva predetto la nascita di Cristo illudendosi di essere la vergine che lo avrebbe partorito.
Quando udí gli angeli annunziare la nascita di Cristo, si rese conto della sua presunzione ma fu trasformata in una civetta.
Raffigurata con in mano un cesto pieno di chiodi e arnesi di ferro, allude anche alla Passione e morte di Gesù.

I Mesi
Mentre nel nostro comunissimo presepe collochiamo arrotino, lavandaia e venditore di caldarroste, un po’ a casaccio, nel vero presepe napoletano i mestieri rappresentano i Mesi dell’anno.
Come miniature a tre dimensioni le 12 statuine scandiscono le tipiche attività stagionali del Medioevo.
Gennaio: macellaio o salumiere.
Febbraio: venditore di ricotta e formaggio.
Marzo: pollivendolo e venditore di uccelli.
Aprile: venditrice di uova.
Maggio: donna con un cesto di ciliegie o di frutta.
Giugno: panettiere.
Luglio: venditore di pomodori.
Agosto: venditore di cocomeri
Settembre: venditore di fichi o seminatore.
Ottobre: vinaio o cacciatore.
Novembre: venditore di castagne.
Dicembre: pescivendolo o pescatore

Insomma i dettagli sono molti e noi profani ce ne perdiamo parecchi.
Ad esempio mettiamo i Magi a cavallo di cammelli, o di cavalli tutti uguali, mentre è risaputo che dovrebbero cavalcare destrieri di tre diversi colori: nero, bianco e rosso.

Infine, in questo luogo pieno di simbologie arcaiche e di rimandi a leggende popolari, persino gli oggetti sono ricchi di risvolti inaspettati.
Il pozzo, ad esempio.

Elemento immancabile nei presepi tradizionali, il pozzo mette in collegamento la superficie con le acque sotterranee. Sappiamo che tutto ciò che è sotterraneo evoca morte e presenze oscure.

Ma perché il pozzo figura come elemento imprescindibile del presepe?

Ebbene in tempi lontani i pozzi, durante le festività natalizie, erano “tabù” e ci si guardava bene dall’attingere dal pozzo nella notte di Natale.

Si credeva infatti che, durante questa notte magica, gli spiriti diabolici infestassero il pozzo e fossero capaci di possedere la persona che avesse bevuto l’acqua presa da esso.

Altri credevano invece che la notte di Natale, nell’acqua attinta dal pozzo, si potessero distinguere i volti di coloro che sarebbero morti entro l’anno.

Ma la leggenda più terrificante è quella che, nella zona di Avellino, spaventava i bambini con il racconto di “Maria ‘a manilonga”.
Durante le feste natalizie, infatti, nei pozzi si diceva stesse in agguato un essere demoniaco che poteva stendere i suoi artigli fino ad afferrare i bambini che si fossero avvicinati al bordo, per poi trascinarli per sempre nelle profondità delle acque sotterranee.

I segreti del presepe napoletano sanno essere piuttosto inquietanti.

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1 commento su “I segreti del presepe napoletano”

  1. bellissime storie Stefania! sono colpita da quella di Santo Stefano, che non sapevo nato in pratica dalla trasfigurazione di una pietra. Ma lo sai qual’è stata la causa della sua morte? la lapidazione! è stato martirizzato nell’anno 36. Nato e morto a causa di pietra. non so se c’è un nesso, ma in queste storie, mi pare che tutto sia simbolico e non narrato a caso, che dici?

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