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Aleksei Aleksandrovich Kuliabko

Aleksei Aleksandrovich Kuliabko - Società dei Reduci delle Patrie Battaglie

Società dei Reduci dalle Patrie Battaglie

Aleksei Aleksandrovich Kuliabko

Nato a Omsk, in Russia, il 27/03/1866 da una famiglia di militari, Aleksei Aleksandrovich Kuliabko dimostrò presto che la sua natura non era certo quella del soldato.


Appena diplomatosi al liceo nel 1884, intraprese il corso di studi in Scienze naturali presso l’Università di San Pietroburgo e laureatosi a pieni voti quattro anni più tardi, concesse una sola possibilità alla carriera militare venendo ammesso senza esami all’Accademia Navale

Però Kuliabko era un ardito visionario uomo di scienza e lo avrebbe dimostrato pochi anni più tardi. Nel 1890, nominato dissettore presso il Dipartimento di Fisiologia dell’Università di Tomsk, decise di dedicare il poco tempo libero allo studio della medicina laureandosi con lode nel 1894.

Inviato all’estero per familiarizzare con la struttura dei laboratori fisiologici europei viaggiò in Germania, Francia, Italia, Austria e Svizzera e, tornato in Russia, anche nel cercare moglie non si allontanò troppo dal suo ambito: sposò infatti Maria Ivanovna Zubova nipote di Mendeleev, il celebre chimico inventore della Tavola degli Elementi.


In quell’epoca le questioni della sopravvivenza e della rinascita di organi e tessuti prelevati da cadaveri, in particolare corpi umani, erano al centro dell’attenzione speciale degli scienziati di tutto il mondo, inclusa la Russia ed Aleksei Kuliabko era uno degli scienziati più attratti dalle possibilità di rianimazione.

Non era ancora passato un secolo dall’uscita del mito della letteratura horror, “Frankenstein o il moderno Prometeo”, ma da tempo ciò che Mary Shelley aveva impresso sulla carta era diventata un’ossessione della scienza.

Aleksei Kuliabko, osservato che i nuclei del sistema nervoso centrale rimanevano vitali per 2-3 ore o più dopo la morte e considerando quindi la morte come un processo graduale, iniziò a dedicarsi febbrilmente a esperimenti su organi isolati di animali a sangue caldo, soprattutto polli e conigli finché, nel febbraio 1902, riferì del riuscito risveglio di un cuore di coniglio quarantaquattro ore dopo che aveva smesso di battere.

Si trattava di una notizia straordinaria, ma mai come quella che lo stesso Kuliabko diede l’anno successivo.

Nel 1903 lo scienziato aveva lasciato Pietroburgo alla volta dell’Università di Tomsk, avendo ottenuto una cattedra presso il Dipartimento di Fisiologia.

Galvanizzato dai propri successi nella rianimazione di organi animali si era procurato il cuore di un bambino di tre mesi morto di polmonite da 48 ore e utilizzando la soluzione di Locke – una miscela contenente cloruro di sodio, cloruro di calcio, cloruro di potassio, bicarbonato di sodio e destrosio, progettata dal fisiologo britannico Frank Spiller Locke per mantenere il battito dei cuori asportati – era riuscito a riportare in vita il piccolo cuore umano per oltre un’ora.

I suoi studi nel corso degli anni ispirarono in particolare due colleghi scienziati, Fyodor Andreyev e il suo allievo Sergei Bryukhonenko che iniziarono esperimenti di rivitalizzazione sugli animali volti a mantenere in funzione i singoli organi una volta rimossi dal loro ospite.

Erano i primi impressionanti passi della moderna scienza dei trapianti.

Nel maggio 1925 Bryukhonenko aveva presentato la sua ancora rudimentale invenzione che avrebbe cambiato la storia: la macchina cuore-polmone, un primitivo sistema di supporto vitale che estraeva il sangue esausto dall’organo e lo depositava in una camera di vetro dove veniva riscaldato e ossigenato, quindi pompato nuovamente nel corpo.

Venne perfezionato nel 1928, ma nel 1929 Kuliabko era già pronto per un esperimento al di là di ogni immaginazione: il tentativo segreto di rianimare un essere umano.

Affiancato dal collega chimicofarmacista Fyodor Andreyev e da diversi assistenti, Kuliabko scelse un uomo che era morto durante un intervento chirurgico il giorno prima; dispose il cadavere su un tavolo operatorio e lo attaccò ad un sistema di pompe affinché potesse essere riempito con la soluzione di Locke e adrenalina. Il cuore dell’uomo balzò nel petto e un rantolo spaventoso uscì dalla gola del cadavere.

Gli assistenti fuggirono dalla stanza terrorizzati. Kuliabko e Andreyev resistettero e riuscirono a far battere il cuore dell’uomo per venti minuti, prima che si fermasse nuovamente. Forse turbato dall’esperimento, o diffidente nei confronti della possibile reazione del pubblico, lo scienziato decise di non ripetere mai più l’esperienza.

Aleksei Aleksandrovich Kuliabko morì a Mosca l’anno successivo. Fu un uomo enormemente erudito, parlava fluentemente 5 lingue e ne capiva (bene o parzialmente) altre 12, aveva una profonda cultura oltre che in campo fisiologico e medico, anche in campo igienico, chimico, farmacologico e tossicologico.

Le sue lezioni erano seguitissime, così come le conferenze e le letture pubbliche; i suoi esperimenti sulla rivitalizzazione del cuore e quelli volti a ripristinare le funzioni del cervello o di altri organi diedero un contributo significativo allo sviluppo della scienza mondiale e ispirarono i successivi lavori sulla rianimazione umana.

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In Fototeca conserviamo diverse preziose gallerie di ritratti, sono collezioni di rilievo che vale la pena di esplorare sfogliando una a una le vite dei protagonisti che la storia non ha trasformato in icone universali, ma che hanno lasciato tracce rilevanti grazie al loro contributo umano e professionale o per la particolarità della loro vita.

Vi proporremo periodicamente un protagonista “diversamente illustre” per condurvi nel cuore di una delle nostre collezioni più interessanti, il Fondo “Società dei Reduci dalle Patrie Battaglie” del Ministero dei Beni Attività Culturali e del Turismo. Buona esplorazione ai cultori dell’immagine storica.

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