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Povere creature

ritratto di Willem Dafoe combinato con ritratto di Maria robot protagonista del film Metrolopolis elaborazione ©Fototeca Gilardi

Un po’ Frankenstein e un po’ Candido, il nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, “Povere creature” miete un premio dopo l’altro.

Dopo il Leone d’oro al miglior film all’80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, sono arrivati due Golden Globe. Il primo per il miglior film-commedia musicale e il secondo, a Emma Stone, per la migliore attrice in un film-commedia musicale.

Vedremo cosa accadrà ai Premi Oscar 2024, dove “Povere creature” approderà con ben undici candidature.

Si diceva un po’ Frankenstein e un po’ Candido.
E un po’ anche “Giro del Mondo in 80 giorni” in salsa steampunk.

Bella Baxter, la protagonista del film, è una creatura da laboratorio. Una giovane donna suicidatasi, riportata in vita da un anziano scienziato (Willem Dafoe) che le ha impiantato il cervello del feto di cui era incinta.

Bella è quindi una donna adulta, con un cervello vergine, affamato di esperienze e senza condizionamenti. Ingenua, entusiasta, immediata e curiosa impara nuovamente a camminare, mangiare, parlare, leggere, amare.
Il mondo in cui si muove è un universo vittoriano visto attraverso i suoi occhi di bambina piena di desideri imperiosi e di fantasia. Un universo ispirato alle antiche illustrazioni futuristiche dell’epoca, ma dotato di una tecnologia fuori dal tempo.

Film pieno di ironia, ma anche fonte di importanti riflessioni, “Povere creature” (da oggi nelle sale italiane), ci invita a godere di questo racconto con leggerezza, lasciandoci attraversare dalla storia di Bella e dal suo viaggio di libertà e di consapevolezza, senza temere di sperimentare la vita. Nel bene e nel male.

© riproduzione riservata


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