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Pietro Blaserna

Pietro Blaserna, matematico e fisico italiano. Ritratto dal fondo fotografico 'Società dei Reduci delle Patrie Battaglie', 1911 circa © Fototeca Gilardi/Ministero beni e attività culturali

In Fototeca conserviamo diverse preziose gallerie di ritratti, sono collezioni di rilievo che vale la pena di esplorare sfogliando una ad una le vite dei personaggi illustri che la storia non ha trasformato in icone universali, ma che hanno lasciato tracce rilevanti grazie al loro contributo umano e professionale, o per la particolarità della loro vita. Per questo abbiamo deciso di proporvi periodicamente un personaggio famoso o “diversamente illustre” per condurvi nel cuore di una delle nostre collezioni più interessanti, il Fondo “Società dei Reduci delle Patrie Battaglie” del Ministero dei Beni Attività Culturali e del Turismo. Buona esplorazione ai cultori dell’immagine storica.

Pietro Blaserna nasce in territorio austriaco, a Fiumicello di Aquileja (Gorizia) il 22 febbraio 1836.
La madre Caterina Dietrich ha origini tedesche.
Il padre Matteo è un ingegnere idraulico. Quando Pietro nasce, sta dirigendo i lavori di arginatura dell’Isonzo.

Precoce ed eclettico, a soli vent’anni Pietro Blaserna si laurea in Matematica e Fisica presso l’Università di Vienna. Diviene subito assistente di Andreas von Ettingshausen, allora direttore dell’Istituto di Fisica.

Il giovanissimo scienziato inizia subito a pubblicare importanti lavori su prestigiose riviste di settore. Nel 1859 si trasferisce a Parigi per affiancare, presso il Collège de France, un altro ex ragazzo prodigio: il fisico e chimico Henri-Victor Regnault.

L’Italia, percorsa dai moti risorgimentali, sta prendendo forma. È il 1861. Dietro esplicita richiesta del ministro della Pubblica Istruzione, Pietro Blaserna torna dalla Francia per ricoprire la cattedra di Fisica nell’Istituto di studi superiori di Firenze.
L’anno successivo si trasferisce a Palermo come professore ordinario di Fisica.
Ha solo 26 anni ed è già uno dei più stimati scienziati italiani.

Appassionato studioso, carismatico insegnante dalla dialettica cristallina e dal grande spessore umano, Blaserna ha un’ambizione che lo porterà a rivoluzionare l’insegnamento delle materie scientifiche in Italia.

Convinto che il luogo principe del pensiero scientifico e della trasmissione del sapere non sia l’aula scolastica o universitaria, ma il “laboratorio”, nel 1867 scrive un pamphlet in cui emerge prepotente l’intenzione di riorganizzare la ricerca universitaria proprio intorno a questo luogo principe della scienza sperimentale.
Si tratterà del più grandioso progetto della sua vita.

Dopo un decennio a Palermo si trasferisce a Roma come titolare della Cattedra di fisica Sperimentale.
L’anno successivo viene nominato direttore dell’Istituto Fisico (carica che manterrà fino alla morte).
Nel 1874 diventa Rettore della Sapienza per due anni e poi Preside della Facoltà di Scienze (dal 1885 al 1891).

In questi anni Pietro Blaserna, sposando il progetto riformatore di Quintino Sella, mette a frutto la sua conoscenza delle università tedesche e francesi stravolgendo la didattica universitaria a tutti i livelli.

Sceglie interi edifici e li destina esclusivamente allo studio della fisica; li fornisce di strutture per la ricerca e per la didattica, di strumenti all’avanguardia e mette a capo di questi “gioielli” dei direttori scelti tra i fisici più brillanti del paese.

Istituisce, all’interno della Sapienza, la Scuola Pratica di Fisica destinata agli studenti del primo biennio per consentire loro di condurre personalmente gli esperimenti.
Nel novembre 1881 Blaserna la sposterà in via Panisperna. La Scuola diverrà presto celebre per essere la base di un gruppo di giovani fisici italiani: Segré, Amaldi, Majorana, Fermi, Rasetti, D’Agostino e Pontecorvo. I “ragazzi di via Panisperna”.
Questi fisici di immenso talento, in virtù dei loro esperimenti, avrebbero inventato la fissione nucleare.

Pietro Blaserna, matematico e fisico italiano. Ritratto dal fondo fotografico 'Società dei Reduci delle Patrie Battaglie', 1911 circa © Fototeca Gilardi/Ministero beni e attività culturali

Grazie alla lungimiranza del Professor Corbino, a capo del laboratorio, questa scoperta fu ufficialmente registrata all’ufficio brevetti.
È così che, anche se è noto a pochi, l’energia nucleare risulta essere un brevetto italiano.

La diffusione e la valorizzazione a livello internazionale delle scoperte scientifiche italiane era per Pietro Blaserna di importanza capitale.
Fu lui a “sprovincializzare” il mondo accademico italiano, forte della sua cultura, della sua passione e di uno speciale talento divulgativo.
Le sue conferenze pubbliche su argomenti scientifici di grande attualità erano fruibili anche da profani.
Celebri furono quelle sul radio, svolte alla presenza della Regina Margherita tra il 1897 e il 1899 , proprio mentre i coniugi Curie isolavano il nuovo incredibile (e pericolosissimo) elemento chimico.

Socio della Reale Accademia dei Lincei dal 1873, Blaserna ne divenne segretario nel 1879 e Presidente nel 1904.
Fu anche socio fondatore della Società degli Spettroscopisti Italiani e della Sezione Romana del C.A.I., oltre che segretario generale del Comitato Internazionale dei pesi e misure, dal 1904.
Venne nominato senatore del Regno nel 1890 e vicepresidente del Senato dal 1906.

Gli interessi scientifici di Pietro Blaserna erano molteplici.
La sua mente spaziava con estrema disinvoltura dalla geofisica, all’elettrotecnica, dallo studio delle correnti indotte, alla meteorologia, dalle proprietà dei gas, alla polarizzazione della corona solare.
Ma un posto speciale nella sua vita lo occupava l’acustica.

Violinista provetto Blaserna aveva una vera passione per la “fisica della musica”. Si deve a lui la fondazione dell’Istituto del corista normale (di cui era direttore), incaricato di studiare quale fosse la miglior frequenza per il “la3” del diapason.
Il primo “la” standard valido a livello internazionale venne fissato proprio da Blaserna a 435Hz e lì rimase fino al 1939, quando una commissione internazionale lo portò a 440Hz.

Vita più lunga ebbero invece le sue riforme universitarie e gli Istituti da lui fondati, come quello di Meteorologia e Geodinamica (oggi Istituto Nazionale di Geofisica) dove nel 1911 un suo allievo, Domenico Pacini, scoprì i raggi cosmici.

Pietro Blaserna morì a Roma nel 1918.

I suoi contemporanei lo descrissero come un uomo amabile, integro, generoso.
Un animo mite, affettuoso, disinteressato, legato agli amici. Una persona dal carattere aperto, gioviale, signorile, capace di riconoscere i meriti altrui e benevolo nel giudicarne i difetti.

Non si era mai sposato.
La scienza e il sapere avevano riempito totalmente la sua vita.
La scienza, il sapere … e due cani San Bernardo donatigli dalla Regina Margherita, che dopo la sua scomparsa furono adottati dall’Istituto di fisica.

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