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Il Papa chiede perdono

il Papa chiede perdono - giovani nativi in educatorio

…ai nativi del Canada

Papa Francesco è in “pellegrinaggio penitenziale” in Canada.
Vuole chiedere perdono agli eredi dei popoli indigeni per gli abusi perpetrati dalla chiesa cattolica sulle popolazioni autoctone.

Ieri, durante una commovente cerimonia, ha ricevuto dal capo indigeno Wilton Littlechild il tradizionale copricapo piumato. Un simbolo di alleanza e di riconoscimento tra il popolo Cree e la Chiesa cattolica.

Il significativo atto di scuse da parte del Papa ha avuto come teatro Maskwacis.
Non un luogo qualunque, ma un luogo storico per i Cree, che ospita le riserve delle Tribù Indiane del Canada Occidentale.
Le Quattro Nazioni di Maskwacis sono la Ermineskin Cree Nation, la Louis Bull Tribe, la Montana First Nation e la Samson Cree Nation.

Inoltre, proprio qui a Maskwacis, mentre nel XIX secolo la Chiesa alleata del governo opprimeva i nativi, un religioso “ribelle” si era messo a vivere con loro.
Si tratta di padre Constantine Scollen che, in contrasto con i suoi stessi superiori, spese molti anni per conoscere e difendere il popolo Cree.

Rispettoso delle tradizioni e della cultura dei nativi americani, padre Scollen fu anche autore, assieme a padre Albert Lacombe, del primo dizionario della lingua Cree.

Forse non è un caso che Papa Francesco abbia scelto proprio questo luogo per pronunciare la sua richiesta di perdono.
Il pontefice si è detto addolorato «per i modi in cui molti cristiani hanno sostenuto la mentalità colonizzatrice delle potenze che hanno oppresso i popoli indigeni».

Ha ricordato che molti membri della Chiesa «hanno cooperato […] a quei progetti di distruzione culturale e assimilazione forzata dei governi dell’epoca, culminati nel sistema delle scuole residenziali».

Ma cosa hanno rappresentato queste scuole residenziali nella storia del Canada?
Cosa ha portato Papa Francesco a questa clamorosa presa di posizione, dopo decenni di silenzio tombale dei suoi predecessori?

il Signore non agisce così

Ebbene, tra maggio e luglio 2021 furono ritrovati i resti di centinaia di bambini in fosse comuni presso diverse ex scuole residenziali indiane, nella Columbia Britannica e nel Saskatchewan.

Il traumatico ritrovamento ha spinto il governo canadese a indagare sulla questione.
È venuto così alla luce un dramma antico che da moltissimi anni impegnava le popolazioni indigene in una lotta costante per la verità.

Le scuole residenziali erano nate alla fine dell’Ottocento e avevano raccolto migliaia di bambini Cree. Si trattava di una rete di collegi creati dal governo canadese, ma amministrati per lo più dalla Chiesa.

Il loro scopo dichiarato era quello di dare l’opportunità ai bambini indigeni di essere educati nella cultura dominante. Si prometteva loro di ricoprire così dei ruoli non marginali nella società dei colonizzatori.

In realtà furono collegi volti a segregare e “rieducare” con violenza i giovani nativi strappandoli alle famiglie. I bambini Cree furono trattati con disprezzo, abusati e cresciuti nella massima incuria, tanto da sopravvivere a stento.

Una vergogna disumana – costantemente associata al colonialismo di ogni epoca – ignorata per troppo tempo.

Così oggi, mentre impazza la guerra e mentre sedicenti cattolici manipolano la fede altrui, Papa Francesco con queste sue parole appare il vero rivoluzionario:

«Sembrerebbe più conveniente inculcare Dio nelle persone, anziché permettere alle persone di avvicinarsi a Dio. Ma il Signore non agisce così: egli non costringe, non soffoca e non opprime; sempre, invece, ama, libera e lascia liberi».

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