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Guerra in Ucraina

Firenze, manifestazione contro il Patto Atlantico (NATO) approvato dall'Italia il 18 marzo 1949. elaborazione ©FototecaGilardi

Eccoci in guerra.
Dopo quasi 30 anni tornano a cadere le bombe ai confini dell’Europa. In Ucraina.

Una guerra prevedibile, annunciata.
Probabilmente lasciata esplodere per irresponsabilità e illusione di dominio.

O forse per semplice incapacità di mediare.

L’assedio a Kiev è partito. La centrale nucleare di Chernobyl è in mano russa.

Per il presidente Putin si tratta di una “guerra civile”, di un conflitto interno o – addirittura – di un’azione di “peacekeeping”.
Una luttuosa presa in giro dell’ipocrita linguaggio imperialista americano.

In realtà è una prova di forza, un crudele “stop” all’invisibile erosione della propria sfera di influenza da parte degli U.S.A.

Niente, mai, giustifica una guerra.
La guerra è la risposta più stupida, dannosa, dolorosa che si possa immaginare.
Niente come la guerra ci fa regredire come umani.

Eppure è importante comprendere i diversi “perché” dei conflitti, che sfocino o meno in guerra armata.

Comprendendo i motivi è più facile trovare soluzioni alternative e pacifiche.

Per chi è nato dopo gli anni Novanta la contrapposizione politico-economica tra Russia e U.S.A. ha avuto a lungo contorni piuttosto sfumati.
Non si è mai tradotta in uno scontro aperto in territorio europeo.

Ma lanciando uno sguardo indietro nel tempo, al momento del crollo del muro di Berlino avevamo alle spalle ben 40 anni di “guerra fredda”.

Per 4 decenni U.S.A. e U.R.S.S. si erano misurati moltiplicando, nelle rispettive aree di influenza europee, le basi militari.

Tenendo sospesa sulle teste dei cittadini europei la costante minaccia di un annientamento istantaneo, avevano riscosso – ben oltre il dovuto – l’onere di gratitudine per la Liberazione dal nazi-fascismo.

Dalla fine della seconda guerra mondiale la “corsa agli armamenti” aveva reso il nostro territorio un pericoloso arsenale. E anche un pericoloso bersaglio.
La sensazione sotterranea era quella di un invisibile e imprevedibile rischio di vita.

Quando il colosso sovietico crollò, tutti tirammo un sospiro di sollievo, ma nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto alla Russia e al resto del mondo.
Si sperava in una reale distensione, in un vero tentativo di gestire le rispettive sfere d’influenza in modo pacifico e democratico.

Illusioni, ovviamente.

Mentre la Russia, prostrata, si avviava a una ricostruzione interna, gli U.S.A. iniziarono a inglobare a uno a uno i paesi “ex sovietici” nella propria sfera di influenza, in barba agli accordi.

Gli ex sovietici, da parte loro, nei decenni seguenti avrebbero dimostrato di non avere la minima familiarità con i principali diritti umani. Fino ad affidarsi al solito “uomo forte”, Putin, presidente dal 1999 (con una sola breve pausa tra il 2008 e il 2012).

Nonostante ciò, il desiderio della nuova Federazione russa di spostarsi verso occidente si faceva sempre più forte.

Via via che la potenza cinese stendeva la propria sfera di influenza nel mondo, la Russia di Putin premeva per entrare nella N.A.T.O.

La N.A.T.O.
Uno dei nodi principali della questione ucraina.

Il burattino europeo della potenza americana che mai avrebbe accettato l’ex nemico tra le sue fila. Quella N.A.T.O. che, mentre rifiutava (o procrastinava) l’ingresso della Russia nel patto Atlantico, accettava a una a una le Repubbliche ex sovietiche.

Un mezzo attraverso il quale gli U.S.A., senza grandi scrupoli, hanno fatto oscillare pericolosamente per trent’anni gli equilibri economici e sociali della fragile Europa.

La Russia di Putin, dopo diversi anni di trattative infruttuose, nel 2019 ha rinunciato al progetto di entrare in Europa e nella N.A.T.O.
L’inevitabile passo successivo non poteva che essere il voltarsi ad Est, verso l’ormai imbattibile potenza cinese.

E l’Ucraina? La figlia preferita della “madre Russia”…
Una terra ricca, certo, ma soprattutto un importantissimo “Stato-cuscinetto” al confine tra la sfera d’influenza americana e il territorio russo.

Uno Stato che avrebbe avuto moltissimi vantaggi a restare neutrale e a farsi forte della sua posizione geopolitica.

Invece l’Ucraina, in guerra da anni con le proprie regioni “russofone” e secessioniste, era in trattativa per l’ingresso nella N.A.T.O. fin dal 2005.

A metà 2021, nonostante non avesse ancora raggiunto una pacificazione interna, aveva fatto un altro decisivo passo verso l’entrata nella N.A.T.O.
Cioè nella sfera d’influenza americana.

Aveva infatti ottenuto il MAP, il Membership Action Plan (Piano d’azione per l’adesione), approvato in Parlamento all’inizio di gennaio 2022.

Solo un mese e mezzo prima dell’attacco russo.

Il prossimo – probabile – passo sarebbe stato, fra 4 mesi, l’invito al summit N.A.T.O. di Madrid.

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