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Dubbi capitalistici

Dubbi capitalistici: metafora della caduta in borsa, caricatura Germania 1930 elaborazione ©Fototeca Gilardi

Sembra impossibile ma, dopo 50 anni di apologia del capitalismo, il muro compatto a difesa del mercato e della finanza sta iniziando a mostrare piccolissime crepe.

Non mi sto riferendo a chi, in questo mezzo secolo, ha sempre messo in dubbio che il capitalismo producesse «il migliore dei mondi possibili».

Mi riferisco all’opinione comune, quella che difficilmente prescinde dall’orientamento impresso dal potere.

Mentre, fino a poco tempo fa, affermare che il mercato dovesse avere un’etica esponeva al pubblico ludibrio, ora timidi interrogativi si fanno spazio.

Scopriamo improvvisamente che un sistema economico che ha come unico scopo il massimo profitto individuale, danneggia irrimediabilmente il pianeta e l’umanità.

Se pensiamo che in questo momento storico non esiste luogo al mondo che non applichi un’economia capitalista, è piuttosto naturale che sorga finalmente il dubbio di un’alternativa possibile.

Per quanto si parli di “comunismo” o “socialismo” nessuna persona comune ha più una vaga idea di cosa significhino queste ideologie, all’atto pratico.
Si sa soltanto che un paio di regimi dittatoriali si dicono comunisti, ma di fatto, economicamente, applicano il capitalismo più spinto.

La stessa Cina definisce il proprio sistema economico come un “capitalismo di Stato”.

Così, mentre i più vecchi e nostalgici tra noi, ripensano all’Italia di Olivetti e Pirelli dove il capitalismo aveva un aspetto “sociale” e umano, i giovani riscoprono Marx.

Ma forse ormai la questione, almeno in Occidente, non è più neanche quella di acquisire una marxista coscienza di classe.

La conquista, oggi, sarebbe quella di acquisire una coscienza di “cittadinanza globale”. Sentirci cioè appartenenti ad una comunità mondiale, cementata da diritti e doveri, che ha la responsabilità di porsi al di sopra delle singole avidità.

Una comunità che abbia il potere di fare concretamente da contrappeso ai nuovi “Stati sovranazionali”: la finanza, le imprese globali e l’industria delle armi.

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