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Danilo Dolci

Danilo Dolci. Fotografia di Ando Gilardi, Palma di Montechiaro, 1957 circa ©Fototeca Gilardi

Quando parliamo di pacifismo viene naturale citare Martin Luther King, Gandhi o Mandela.
Dimentichiamo però che anche l’Italia ha dato i natali a diverse figure di spicco del movimento non violento. Quasi del tutto sconosciute ai giovani.
Pochi hanno sentito parlare, per esempio, di Aldo Capitini.
Filosofo, politico antifascista, poeta, è uno dei maggiori rappresentanti del movimento pacifista italiano. Alcuni lo ricordano come l’ideatore della Marcia Perugia-Assisi, tuttavia nelle scuole se ne parla ben poco.

Ma una delle lacune più sconcertanti riguarda un altro personaggio. Un uomo che è inspiegabilmente scomparso dalla memoria storica del nostro paese: Danilo Dolci.

Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Poeta, pacifista, educatore, dopo l’abbandono degli studi di architettura e una breve esperienza nella comunità di Nomadelfia, decide di trasferirsi in una delle terre più povere e dimenticate del paese.

È il 1952 e l’Italia sta lentamente riprendendosi dai disastri della guerra. Il Sud vive una fase di forte emigrazione e molti paesi rischiano di essere dimenticati dal Governo centrale, restando preda delle mafie locali.

In questo clima Dolci sceglie di stabilirsi a Trappeto, un piccolo paese di contadini e pescatori tra Palermo e Trapani, «per dare una mano», dice.
Ha 27 anni.

Inizierà la sua lotta con uno sciopero della fame, passato provocatoriamente nel letto di un bambino morto per denutrizione. Otterrà la copertura delle fogne a cielo aperto dove i piccoli siciliani sguazzano, giocando e ammalandosi.

Inizia un’intensa attività di lotta in difesa degli ultimi e di educazione a una cittadinanza attiva nei confronti di queste comunità, che vivono ancora in una sconcertante miseria.
Promuove uno sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca a strascico che, rovinando i fondali, toglie ai pescatori la fonte del loro sostentamento.

Nel 1956, inventa “lo sciopero alla rovescia” conducendo centinaia di disoccupati a riparare una strada abbandonata. Questo suscita l’immediato intervento della polizia e l’arresto di Dolci, che finirà all’Ucciardone.

Il processo a Dolci, già ben conosciuto nel paese, diventa un caso nazionale. Numerosi intellettuali dell’epoca si mobilitano in suo favore.
Lo difende in tribunale Piero Calamandrei.
Depongono come testimoni per la difesa Carlo Levi ed Elio Vittorini.
Le sue battaglie hanno già l’attenzione di personaggi del calibro di Norberto Bobbio, Ignazio Silone, Cesare Zavattini, Alberto Moravia, Enzo Sellerio. Per non parlare di Capitini, con il quale avrà un rapporto di collaborazione per tutta la vita.

Il “Gandhi siciliano” è ben conosciuto anche all’estero e riceve il sostegno di Erich Fromm e Bertrand Russell, Jean Piaget e Aldous Huxley, Jean-Paul Sartre ed Ernst Bloch.

Dolci viene presto scarcerato e riprende la sua attività.
Investe i contributi degli amici di Nomadelfia e i soldi del premio Lenin per la Pace, ricevuto nel 1958, per creare il “Borgo di Dio”.
Si tratta di un rifugio, una scuola, un luogo di aggregazione dedicato soprattutto ai bambini bisognosi.

Mafie e poteri locali lo ostacolano in tutti i modi possibili, attraverso campagne diffamatorie, intimidazioni e azioni di polizia.

Ma la sua personalità, il suo progetto, la sua utopia concreta richiamano in Sicilia centinaia di giovani da tutto il mondo per contribuire al riscatto civile ed economico del Mezzogiorno.

Sarebbe troppo lungo elencare tutte le opere di Danilo Dolci, dall’applicazione della maieutica alle decisioni collettive, alla produzione letteraria e saggistica. Dall’opera educativa, alla realizzazione di progetti architettonici e infrastrutturali. Fino all’apertura della prima radio libera, nel 1970, per lanciare un disperato appello al paese, a due anni dal terremoto del Belice.

Tuttavia il faro sulla sua attività, rimasto acceso negli anni Sessanta e Settanta, nei due decenni successivi si spegnerà lentamente fino a renderlo quasi uno sconosciuto per gli studenti del XXI secolo.

Mai integrato nel sistema, sempre fedele al principio di non violenza e fortemente operativo fino alla fine, Danilo Dolci morirà per infarto il 30 dicembre 1997.

Fonte: https://danilodolci.org/media/Profilo-biografico-di-Danilo-Dolci-di-G.-Barone.pdf

© riproduzione riservata


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