Il violino di Auschwitz
Barabàn
CD + booklet 20 pp, illustrate.
Prodotto nel 2024 da Associazione culturale Barabàn – Gaggiano MI, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.
CONTENUTI
Realizzato in oltre 3 anni di lavoro, l’album Il violino di Auschwitz comprende brani di nuova composizione ed elaborazione (Capelli di cenere, Bublichki / Ma Yofus, Andonis, Il viaggio di Marollo/ Battare prosciutto) oltre a brani tratti dall’omonimo spettacolo multimediale che la band milanese porta sui palcoscenici italiani dal 2010.
Sebbene la coscienza fatichi ad accettare come la musica potesse convivere con l’inferno dei campi, numerose sono le testimonianze, le storie, i libri e seppur in misura minore, le immagini che attestano come ad Auschwitz, Dachau, Terezìn e Mauthausen si suonasse, si cantasse e si componesse musica. Nei lager la musica ha avuto un ruolo di esaltazione dell’orrore e annientamento della dignità umana: era presente in modo costante, quotidiano. Le note scandivano i ritmi dei prigionieri durante le marce verso i campi di lavoro, risuonavano in modo martellante e ossessivo nelle adunate, durante le esecuzioni, nei momenti di intrattenimento degli ufficiali.
Di fronte alla sola prospettiva della morte i musicisti non rinunciavano alla loro passione, arrivando talvolta a partecipare a orchestre, come ad Auschwitz, scrivendo melodie e canzoni nelle condizioni più disperate, cantando ninna nanne ai bambini come la straordinaria Wiegala scritta da Ilse Weber, cantando canzonette come nel caso di Nedo Fiano che si salvò, oltre che per la conoscenza della lingua tedesca, anche per la sua bella voce, o suonando la fisarmonica come capitò a Enrico Piccaluga ingegnere di Sesto Calende deportato a Dachau.
TESTIMONI
Ha raccontato Piccaluga: «Due giorni dopo Natale, il Lager Ältester ordinò che tutti coloro che sapevano suonare qualche strumento si presentassero la sera nella Schreib-Stube per farsi provare. Voleva organizzare un complesso di suonatori, anche ridotto, che potesse rallegrare le lunghe serate invernali a lui ed alle SS. Poiché sapevo suonare la fisarmonica vi andai, e fui prescelto insieme con un mandolinista ebreo per formare così un primo nucleo. Accettai, perché mi ripromettevo molti vantaggi da questo incarico: il giorno dopo, infatti, per ordine del Lager Ältester ebbi modo di fare un bel bagno, di rasarmi, cambiare tutti gli indumenti, ne ebbi di nuovi, di più pesanti, mentre l’infermiere capo, un famoso dottore di Budapest, ebbe l’incarico di fasciarmi con la massima cura le piaghe che avevo sulle mani, perché fossi in grado di suonare col minimo dolore».
Altre testimonianze, seppur mediate, ci vengono dalla poesia, come quella del grande scrittore ebreo Paul Celan, scampato all’Olocausto: la sua Todesfuge (Fuga di morte), emblema poetico della riflessione critica intorno all’Olocausto, ne fa cenno in più occasioni:
Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
Musica classica, da ballo, jazz, inni, opere liriche, melodie popolari, canzonette, motivi da cabaret: si suonava di tutto nei lager. Perché per i detenuti, fare musica o cantare significava ritrovare la dignità violata e, in molti casi, vivere.
TRACKLIST
1. Capelli di cenere
2. Bublichki / Ma Yofus
3. Andonis
4. Hora Tiganeasca
5. Die Moorsoldaten
6. Set Klezmer
7. Un capretto (Dona, Dona)
8. Hasidic Waltz
9. Wiegala
10. Lullaby
11. Il viaggio di Marollo/ Battare prosciutto
12. Asma Asmaton
13. Danze resiane
Total time: 45:00′
Registrato al Barabàn Digital Studio (Gaggiano MI, Italia) tra il 2020 e il 2023.
I clarinetti di Bublichki / Ma Yofus sono stati registrati nella Sala prove del Corpo Bandistico di Rosate.
Lullaby è stata registrata live nel corso del concerto tenuto da Barabàn a Vigevano (PV), Auditorium San Dionigi, il 30 gennaio 2022.
Registrazione e missaggio: Aurelio Citelli.
I MUSICISTI
Vincenzo Caglioti: organetti diatonici, voce
Aurelio Citelli: voce solista, tastiere, fisarmonica, bouzouky, percussioni
Giuliano Grasso: violino, voce
Antonio Neglia: chitarra acustica e classica, bouzouky, voce
Alberto Rovelli: contrabbasso, voce
Maddalena Soler: voce solista, violino
con
Francesco Grasso: violino
Gianluigi Midali: clarinetto
Matteo Midali: clarinetto
Paolo Ronzio: chitarra acustica
BOOKLET
Booklet a cura di Giuliano Grasso e Aurelio Citelli.
Revisione dei testi in tedesco: Alberto Rovelli.
Grafica: Elena Piccini e Giuliano Grasso.
Foto: Elena Piccini, Alberto Rovelli, Ralf Shulze, Sergio Slavazza, Teobaldo Soldà.
Coordinamento della produzione: Aurelio Citelli.
In copertina: violino appartenuto alla violinista Eva Maria Levy, internata ad Auschwitz. Collezione di Carlo Alberto Carutti – Le stanze della musica. Museo Civico Ala Ponzone, Cremona (foto di Elena Piccini).












Elena Piccini –
riportiamo la recensione de il CD “Il violino di Auschwitz” di Piercarlo Poggio, Blow up Magazine
Ogni produzione dei Barabàn, gruppo di capitale importanza per la musica popolare italiana da oltre
quarant’anni, è frutto di attente e metodiche ricerche, nulla è lasciato al caso e la qualità delle loro
proposte rimane indiscutibile. “ll violino diAuschwitz” non fa eccezione, anzi. Basti pensare che
viene infìne a documentare un omonimo spettacolo avviato nel 2010 a ricordo delle musiche presenti
nei lager, per comprendere quanta cura è stata posta nell’affrontare una materia sicuramente complessa, perché in quei luoghi di morte – nonostante tutto – ogni genere trovò rappresentazione.
ll repertorio del disco offre un ventaglio di proposte eterogenee, però sapientemente giustapposte
le une alle altre, a comporre un quadro sonoro di forte rilevanza storico-culturale e ovviamente
anche emotiva. Le molteplici arie di danza, a base klezmer o chassidica, gitana o resiana (cioè
del Friuli orientale) sembrano prevalere, ma accanto a esse troviamo la straziante ninna-nanna Wiegala, un paio di canzoni (Andonis e Asma Asmaton) a firma lakovos Kambanellis (poeta e scrittore greco che sopravvisse ai campi) e Mikis Theodorakis, Die Moorsoldaten (poi inno della Resistenza tedesca) e un buon tentativo di brano originale, Capelli di cenere, intagliato sulla poesia Todesfuge di Paul Celan. Per Aurelio Citelli, Giuliano Grasso e Vincenzo Caglioti, membri fondatori dei Barabàn, e i loro amici un’altra significativa testimonianza di memoria civile dopo “Venti5 d’Aprile” (2005) e “Voci di trincea” (2015). [8.0]
https://baraban.it/web/2024/10/27/blow-up-recensisce-il-violino-di-auschwitz/
Elena Piccini –
riportiamo la recensione di Guido Festinese, Il Manifesto
Topografia dell’orrore: Auschwitz, Dachau, Mauthausen, e decine di altri luoghi. Soundscape del dolore: musiche da danza e da festa klezmer, rom, chassidiche, resiane, ninnananne cantate fino a un attimo prima di entrare nelle camere a gas. I nazisti amavano far suonare e cantare i prigionieri. Storie che sono ora documentate in serie ricostruzione storiche, e da opere come questa, dei formidabili Barabàn: è la base dello spettacolo portato in giro per l’Italia e dedicato a Liliana Segre. Difficile ascoltarlo senza sentire una morsa sul cuore, ma bisogna farlo.
https://baraban.it/web/2024/05/04/il-violino-di-auschwitz-su-il-manifesto-bella-recensione-di-festinese/
Elena Piccini –
segnaliamo la recensione di Alice Cazzaniga, Il Paese
https://baraban.it/web/2023/03/05/su-il-paese-bella-recensione-de-il-violino-di-auschwitz/