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Scandaloso valzer

Stampe della iconografia classica elaborate in digitale per una visione attuale ©Fototeca Gilardi

È innegabile che l’evoluzione del ballo, dal punto di vista sociale, possa essere analizzato anche come un’evoluzione delle “distanze”.

Le diverse abitudini danzanti sembrano riflettere infatti, con inquietante precisione, la struttura dei rapporti sociali propri di ogni epoca.

Negli ultimi quattro o cinque secoli per noi occidentali il ballo è stato prevalentemente ballo di gruppo. Che si trattasse di danze popolari o di eventi alla corte di qualche nobile, divertirsi ballando significava danzare tutti insieme.
La maggior parte delle coreografie precedenti al XVIII secolo prevedevano una suddivisione interna tra uomini e donne. Ma durante gli intrecci e i volteggi, i due gruppi si fronteggiavano e si intersecavano senza mai formare coppie fisse. E, soprattutto, senza mai accostarsi troppo.

Il contatto, quando c’era, si limitava al tenersi per mano, come nella carola medievale, dove si danzava girando in cerchio. O nella farandola, dove si formava una lunga catena umana che saltava e girava al suono di flauti e tamburelli.

Nonostante le differenze economiche e sociali, nel momento del ballo veniva riconfermata una realtà sotto gli occhi di tutti, cioè l’appartenenza di ogni persona alla stessa comunità umana. E anche, paradossalmente, un pari peso sociale di maschio e femmina.

Allo stesso tempo, la maggior parte dei balli popolari (ma anche delle antiche danze rituali) mettevano in scena il rapporto asimmetrico tra i generi. Attraverso la rappresentazione di un corteggiamento, alla base di quasi tutte le coreografie degli antichi balli popolari e nobili, si ribadiva il ruolo “attivatore” del maschio e quello “elettivo” della femmina.

Tuttavia fino alla fine del Settecento i balli di società restano per lo più “contradanze” (dall’inglese “country dance”), in cui si aggiungono, al tradizionale ballo di gruppo, qualche inchino, qualche avvicinamento e qualche sollevamento.

Non che fossero totalmente assenti i balli di coppia, ma sicuramente rappresentavano una rarità. E, come la Volta francese e il Dreher austriaco, erano limitati agli ambienti contadini e riservati solo alle coppie già fidanzate o sposate.

Il ballo della Monferrina sul finire del XVIII secolo, fu un’eccezione: il nuovo ballo di gruppo irrompeva nelle corti d’Europa molto prima che in ambiente popolare, dove rimane tutt’ora vivo in qualche repertorio tradizionale. Giuliano Grasso in questo libro ne racconta l’avventurosa storia.

Romantico e audace

Alla metà del XVIII secolo inizia invece a diffondersi in ogni ambiente sociale questo audace ballo, su una lenta melodia in ¾, che prevede coppie fisse e strettamente avvinghiate: il valzer.

Indissolubilmente associato alle feste ottocentesche presso la corte viennese, il valzer era già stato introdotto negli ambienti nobiliari dalla regina Maria Antonietta a Versailles alcuni decenni prima.

Ma in effetti è solo all’inizio dell’Ottocento che diventa il ballo preferito delle nuove generazioni. Quelle emerse dalla Rivoluzione, eredi di un mondo più libero e informale dove uomo e donna hanno gli stessi diritti (almeno sulla carta) e i dogmi religiosi sono banditi.

I conservatori non tardarono a scagliarsi contro lo scandaloso valzer e a tacciare di immoralità le coppie di sconosciuti avvinte nel turbine della danza. Una danza capace di vincere, a detta dei tradizionalisti, qualsiasi resistenza femminile alla seduzione.

A nulla valsero i divieti e le prediche. Nel giro di pochi decenni l’Europa si riempì di sale da ballo pubbliche, munite di orchestre e servizio bar, dove il valzer divenne il ballo più popolare del secolo.
Non poteva che accadere questo mentre in letteratura e nell’arte si affermava il movimento Romantico.
In breve tempo, da ballo scandaloso e indecente, il valzer si trasformò nel simbolo della successiva Belle Époque acquistando, grazie a Johann Strauss padre e figlio, l’immortalità.

Le antiche distanze del ballo si erano annullate e la coppia era la nuova protagonista dell’epoca. Ancora più stretta nei passi di tango di inizio Novecento.
Ma la società si stava inesorabilmente parcellizzando. Il focus si avvicinò pericolosamente all’individuo che, con il charleston iniziò a bastare a sé stesso. La coppia prima si aprì, poi si tenne solo per mano, infine si sciolse del tutto.

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