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Avventuriamoci!

Robinson Crusoe illustrazione 1890 elaborazione ©Fototeca Gilardi

C’è ancora spazio per l’avventura nelle vostre vite?

Parlo di quel bisogno imprescindibile di apertura verso l’ignoto, di amore per il rischio e per il nuovo. Della necessità di uscire dalle nostre abitudini rassicuranti per conoscere ed esplorare qualcosa di totalmente sconosciuto.

In apparenza questi tempi sembrano tristemente privi di risvolti avventurosi.
Siamo davvero diventati allergici all’insolito e a ciò che si discosta appena dalla norma?

Nelle nostre vite c’è fatica, c’è noia, c’è frustrazione.
Ma avventura, no.
Curiosità?
Men che meno.
Siamo curiosi solo come può esserlo una comare degli anni Cinquanta.

Restiamo qui attaccati ai nostri smartphone, a scrollare minuscoli morsi di esistenze altrui, nella più totale apatia, illudendoci di osservare lo scorrere della vita da una piccola finestra.
Invece non è neppure una vera finestra quella da cui ci stiamo affacciando.

Eppure il gusto per l’avventura caratterizza noi umani da sempre.

Forse è grazie a questo che non abbiamo ancora smesso di appassionarci al racconto d’avventura in ogni sua forma. Per fortuna continuiamo a leggere e a guardare storie che ci trasportano lontano nel tempo e nello spazio, e il romanzo d’avventura, magari distopico, con sfumature fantasy o horror, non conosce crisi.

D’altronde proprio l’avventura ha rappresentato per secoli il cuore pulsante di molta produzione letteraria, sia che l’autore fosse un vero avventuriero, sia che vagheggiasse rocambolesche peripezie solo nella propria mente.

E fin dai tempi di Omero, capace di far viaggiare con Ulisse chiunque ne ascoltasse i versi, ci sono stati autori che hanno spalancato le porte dell’ignoto anche ai più pigri lettori.

Naturalmente le epoche d’oro del romanzo d’avventura non potevano che fiorire nei secoli dei grandi viaggi, delle vere esplorazioni. Moltissimi scritti del genere non sono altro che resoconti di peregrinazioni in terre sconosciute o ancora misteriose, come il Milione di Marco Polo.

Oppure racconti nati da esperienze dirette come nel caso di Jack London, passato dal vagabondaggio, alla pesca di frodo, alla ricerca dell’oro nel Klondike, che riversò nei suoi romanzi nient’altro che la propria vita, raggiungendo uno straordinario successo.

Ma spesso bastano pochi elementi agli autori d’avventura per creare dal nulla mondi verosimili, come fecero Jules Verne ed Emilio Salgari. Oppure per passare con disinvoltura dal vero all’inverosimile infilandoci una morale, come Daniel Defoe col suo Robinson Crusoe, o Jonathan Swift con i Viaggi di Gulliver.

Sarebbe troppo lungo elencare tutti i romanzi di avventura che hanno fatto la storia di questo genere letterario dalle mille sfaccettature. Dovremmo ricordare Twain, Stevenson, Melville, ma anche Cervantes, Conrad, Dumas, Conan Doyle e moltissimi altri.

Infiniti mondi, terre lontane, viaggi straordinari, popoli diversi, pericolose sfide con forze oscure, primitive, ingovernabili.

Ecco cos’è l’avventura.
È questo il mondo che l’animo umano ancora cerca, nonostante tutto.

© riproduzione riservata


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