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Piatti del Buon Ricordo

Piatti del Buon Ricordo esposti a Fotoindustria MAST 2021. mostra Ando Gilardi Fototeca ©FototecaGilardi

Quando, nel lontano 1964, il vulcanico pubblicitario Dino Villani inventò i Piatti del Buon Ricordo, l’Italia gastronomica si stava sempre di più uniformando a un unico standard.

Oggi, dopo lunghe battaglie per il riconoscimento dei marchi D.o.p., D.o.c. e I.g.p. è difficile immaginare un periodo in cui la cucina tipica regionale non fosse valorizzata.

Eppure Orio Vergani, fondatore – con Villani – dell’Accademia Italiana della Cucina (1953), scriveva che lo spunto per l’Accademia gli venne proprio notando la progressiva scomparsa della nostra cucina regionale.

Raccontava come la sua idea fosse nata “da una noterella di viaggio di un cronista vagabondo che si stupì di trovare nel civilissimo Veneto camerieri che gli offrivano cotolette alla milanese”.

I ristoratori non comprendevano perché lui invece “fosse ansioso di assaggiare delle luganeghe di Treviso”. Gli osti veneti, con suo grande sconcerto, gli offrivano vini toscani anziché del Piave.

Tutto questo indusse il celebre giornalista a creare un’associazione che tutelasse la tradizione gastronomica italiana, per salvaguardare i piatti regionali e la cultura della tavola.

Ogni piatto ci parla infatti di un popolo e di una storia che hanno radici antiche.
Le specialità regionali spesso hanno origine in ambiente contadino, e sono strettamente legate ai prodotti tipici del territorio.

Così un decennio dopo la nascita dell’Accademia e sulla scia del progetto di valorizzazione dei piatti regionali, Dino Villani inventò i Piatti del Buon Ricordo (*).

Marketing per la cucina regionale

Propose di selezionare dei ristoranti qualificati che avessero in menù una pietanza tipica regionale o locale, da servire su un piatto di ceramica dipinto con uno stile popolare da regalare al cliente.

Villani aveva collaborato a lungo con Gino Boccasile, Marcello Dudovich e Leonetto Cappiello.

Aveva già all’attivo l’invenzione del concorso “5000 lire per un sorriso”, precursore di Miss Italia.

Era stato per anni il direttore della pubblicità della Motta e creatore del celebre logo.
Aveva addirittura inventato la tradizione della Colomba pasquale, espediente per non interrompere l’attività produttiva alla fine della stagione dei panettoni natalizi.

Insomma, era una personalità creativa con un particolare talento per il marketing.

L’idea dei Piatti del Buon Ricordo ebbe un successo strepitoso.
Si stabilì di affidarne la produzione agli abili ceramisti di Vietri.

Coloratissimi e dipinti rigorosamente a mano, i piatti del Buon Ricordo avrebbero dovuto riportare anche la ricetta del piatto tipico e il nome del ristorante.

Negli anni Settanta non c’era famiglia che non ne avesse almeno uno in casa, come souvenir di un viaggio culinario.
Erano i primi accenni di turismo enogastronomico.

Nel 1964 i ristoranti italiani che decisero di partecipare all’iniziativa furono 12.
Oggi sono 103 e il collezionismo dei Piatti del Buon Ricordo si mantiene più che mai vivace.

(*) Nell’ottobre del 2021, in occasione della biennale Foto Industria a cura di Francesco Zanot per Fondazione MAST a Bologna, per la prima volta in Italia all’infuori dallo stesso circuito del Buon Ricordo, è stata accreditata ed esposta una collezione dei Piatti con una selezione di quelli conservati in Fototeca Gilardi. In copertina è riprodotta una bacheca dalla mostra.

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