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Il pendolo di Foucault

Il pendolo di Focault, Parigi 18/51 Elaborazione ©Fototeca Gilardi

Era il 31 marzo 1851 quando il fisico Jean Bernard Léon Foucault stupì il popolo parigino con il suo esperimento allestito nel Pantheon della capitale francese. Appesa una palla di cannone da 28 kg ad un cavo d’acciaio lungo 67 metri fissato alla cupola del Pantheon, munì il pendolo di una punta di metallo e lo pose sopra un largo tavolo tondo ricoperto di sabbia, in modo che la punta ne sfiorasse il centro. Il suo scopo era quello di rendere visibile agli occhi di tutti la rotazione della Terra.

Da tempo questo movimento era noto alla scienzaGalileo stesso grazie al suo cannocchiale ne aveva avuto chiari indizi e Newton, convinto che un sasso lasciato cadere in un precipizio sarebbe atterrato “poco più in là” del punto sottostante la posizione del lancio, aveva soltanto avuto la sfortuna di scegliere un precipizio troppo poco profondo per osservare uno spostamento significativo. Nel 1791 anche Domenico Guglielmini aveva fatto cadere dei corpi dalla cima della torre degli Asinelli a Bologna misurando uno spostamento di 17 mm più ad Est rispetto alla perpendicolare, ma anche questo non era stato sufficiente a convincere il mondo che la terra ruotava.
Per rendere inconfutabile la dimostrazione era necessario che l’esperimento durasse più a lungo e mostrasse in qualche modo che la superficie di impatto ruotava, mentre il corpo in caduta restava sospeso. Foucault ebbe la geniale intuizione, che aveva già sfiorato la mente di Galileo due secoli prima, di sfruttare la proprietà del pendolo di oscillare sempre sulla stessa traiettoria: il pendolo, appeso a un cavo sufficientemente lungo e posto in condizioni di lasciare tracce del suo passaggio, muovendosi avrebbe “scritto” sempre nello stesso punto mentre la terra girava. Per questo il fisico francese aveva pensato a un piano cosparso di sabbia.
E fu così che il 31 marzo di 170 anni fa Foucault invitò i parigini a “veder girare la Terra!” e in un Pantheon affollato di curiosi, scettici e appassionati bruciò con un fiammifero la cordicella che teneva legato il pendolo: il gigantesco “filo a piombo”, oscillazione dopo oscillazione, iniziò a tracciare sulla sabbia traiettorie che presto mostrarono chiaramente una impercettibile – ma inequivocabile – deviazione verso destra, causata dalla rotazione terrestre. In poco più di 32 ore il pendolo aveva disegnato l’intero cerchio.
Questa entusiasmante dimostrazione nel corso del tempo venne ripetuta e sperimentata in tutto il globo e nella sua semplicità, rese possibile provare anche ai profani che la Terra ruota in senso orario nell’emisfero boreale e antiorario in quello australe, e che il pendolo ai poli traccia un giro completo in un giorno astronomico, ma altrove il periodo per completare il cerchio è più lungo, mentre all’equatore il piano d’oscillazione resta sempre fisso e non traccia cerchi di sorta.
Anche oggi niente sarebbe più utile di un “pendolo di Foucault” per confutare le tesi di visionari e creduloni, come ben sapeva Umberto Eco che lo scelse come titolo del suo famoso romanzo, feroce critica al grottesco mondo dei complottisti.

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