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Giochi da tavolo

il gioco del basilisco o cupido xilografia olandese colorata, del XVIII secolo ©FototecaGilardi

Natale si avvicina e, insieme ad esso, si moltiplicano le richieste di giochi da tavolo (spesso in versione digitale).

Da sempre i giochi da tavolo sono tra i regali immancabili sotto l’albero, e questo non può stupirci. È da tempo immemorabile infatti che l’umanità si diletta in competizioni , scommesse e gare d’ingegno senza muovere altro che le dita.

All’inizio furono i dadi.
Sì perché sembra che quello dei dadi sia stato il primissimo gioco “da seduti” che i nostri avi inventarono per divertirsi e passare il tempo.

L’invenzione di questo “gioco di fortuna” viene attribuito da Sofocle al generale Palamede, allo scopo di creare uno svago per i suoi soldati.

I Greci in verità si dilettavano con gli astragali, cioè con quei piccoli ossi a forma di cubo che si trovano negli arti posteriori dei quadrupedi.
Ogni faccia corrispondeva ad un preciso valore numerico (1, 3, 4, 6) e le due facce opposte di ogni astragalo davano come somma 7, come nei moderni dadi.

Il cubo con sei facce numerate pare fosse già diffuso in precedenza sia India che in Egitto.

Tuttavia il gioco da tavolo più antico di cui abbiamo traccia risale ad una trentina di secoli avanti Cristo.

Si tratta del Senet, una sorta di antenato del backgammon, un gioco egizio.
Molto somigliante, tra l’altro al “Gioco reale di Ur” (2500 anni a. C.) ritrovato nelle tombe reali mesopotamiche negli anni Venti del Novecento.

Di entrambi questi giochi esistono versioni moderne, sebbene le regole originarie non siano mai arrivate fino a noi.

Giochi di strategia come il backgammon e gli scacchi sono tra i giochi più antichi che si possano immaginare e presentano diverse varianti nelle differenti culture, pur mantenendo una struttura simile in tutto il mondo.

Un periodo d’oro per i giochi da tavolo fu quello compreso tra Medioevo e Rinascimento, quando si diffusero anche i giochi di carte. Come i dadi prima di esse, anche le carte nacquero con un intento divinatorio, ma in brevissimo tempo si trasformarono nel passatempo più diffuso e popolare.

Ma il vero gioco da tavolo “moderno”, cioè concepito come i giochi a tabellone che oggi conosciamo, è il gioco dell’Oca.

Si tratta di una semplice corsa a spirale lungo 63 caselle, dall’esterno verso il centro, regolato dal lancio dei dadi.

Per dare una parvenza di nobiltà a questo longevo, ma banalissimo gioco, qualcuno ne attribuì l’invenzione ancora una volta alle truppe greche accampate sotto le mura di Troia, mosse dalla noia per l’interminabile assedio.

Il Gioco dell’Oca nasce invece in Italia nel XVI secolo. Ma viene registrato per la prima volta a Londra, con nome inglese, nel 1597.

Dapprima si diffonde con caselle neutre, poi esce in versioni “tematiche”: guerre celebri, personaggi famosi, luoghi geografici, vicende religiose e così via, acquistando una valenza didattica.

Nel XVII secolo l’incisore bolognese Mitelli ne realizza alcuni esemplari con tematiche popolari, di grande valore artistico, tuttavia sarà l’Ottocento il secolo principe del gioco dell’oca.

Con l’avvento della Rivoluzione industriale e del capitalismo è però ormai cambiato lo spirito dei tempi.

La società è pronta per l’arrivo di quello che, ancora oggi, resta uno dei giochi da tavolo più diffusi al mondo.

Lo inventa nel 1903 un’americana di nome Lizzie Magie con il titolo “The Landlord’s Game” (il gioco del padrone di casa).

Questo gioco, rifiutato da diversi editori, è costituito da un tabellone quadrato in cui figurano varie “proprietà” che i giocatori possono acquistare per importi diversi.
Ci sono una prigione, ferrovie, servizi pubblici e ogni volta che si passa per le proprietà acquisite, tocca pagare pegno.

Giocando diventa subito chiaro il proposito di Lizzie: dimostrare che i grandi proprietari si arricchiscono, a scapito dei poveri, creando una profonda ingiustizia sociale.

Ma il problema è presto risolto.
Al gioco, giudicato “troppo politico”, bisognava soltanto cambiare il nome, ribaltando completamente la prospettiva.

Era appena nato il Monopoli.

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