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Colpevole siccità

effetto della siccità sul terreno: suoli poligonali (soil-crak). Elaborazione ©Fototeca Gilardi

Da settimane è allarme siccità.
E noi, che da troppo tempo viviamo in un mondo dove l’abbondanza di acqua è data per scontata, iniziamo ad avere paura.

Purtroppo però la paura non sfocia quasi mai in comportamenti virtuosi.
Anzi per molti l’effetto è quello di sprecare finché si può.
Per altri invece si trasforma in un panico paralizzante e altrettanto dannoso.

Nessuno pensa che, anche in Occidente, fino a un secolo fa l’acqua era percepita da tutti come un bene prezioso. E la sua gestione era serenamente parca.

Il primo acquedotto romano, l’Aqua Appia, risale al 312 a.C.

Trasportare l’acqua dalle fonti e le sorgenti verso i grossi centri abitati, attraverso queste immense opere ingegneristiche, ha abituato i cittadini europei allo spreco già in tempi antichi.

I quasi 150 acquedotti, costruiti sul nostro territorio dagli antichi romani tra il II sec. a.C. e il II sec. d.C., ci hanno reso molto facile reperire acqua dolce.
Ma questo è avvenuto solo in ambito urbano, dove neppure oggi esiste una cultura del risparmio idrico.

Nel resto del territorio invece, soprattutto nelle campagne, il consumo di acqua era ben regolato da attenti sistemi di irrigazione.
Inoltre si doveva attingere acqua potabile alla fontana del paese o al fiume. E poi bisognava trasportarla in orci per diversi chilometri fino a casa.
La tentazione di sprecarla non veniva a nessuno.

Quando per avere acqua vicino all’abitazione bisognava scavare pozzi profondi e mantenerli sani, la preziosità dell’acqua era un concetto chiaro anche ai bambini.

Per molte generazioni anche qui – nella parte ricca del mondo – l’acqua corrente è stata un privilegio. Così come il potersi lavare facendo scorrere litri e litri di prezioso liquido potabile.

Invece, in moltissime parti del mondo la mancanza di acqua potabile è tuttora una piaga. Ma proprio dove l’acqua è scarsa si stanno oggi applicando tecnologie modernissime per la raccolta idrica in situazioni estreme.

Tecnologie che però potrebbero applicarsi anche qui da noi, in linea preventiva.

Inoltre, se non ci facessimo prendere dal panico, potremmo recuperare ancora oggi le antiche tecniche di raccolta di acqua piovana. Si tratta di semplici accorgimenti architettonici che permetterebbero di non disperdere neppure l’umidità dell’aria.

Di fronte alla siccità invece la risposta è stata come sempre miope e allarmistica, non strutturale.
Si è pensato immediatamente di chiudere fontane e fontanelle nelle città, vietare ricambio d’acqua nelle piscine e invitare tutti a lavarsi di meno.

In realtà pare che la maggiore dispersione d’acqua sia dovuta al pessimo stato degli acquedotti. Annoso problema di cui si parla da decenni , senza che nessun governo abbia mai messo mano seriamente al sistema.

Anche in questo caso intervenire drasticamente sulle infrastrutture obsolete potrebbe risolvere in gran parte il problema.

E solo a questo punto un’attenta educazione capillare all’utilizzo responsabile dell’acqua dolce, insieme a nuovi sistemi di riciclo domestico, potrebbe regalarci un futuro migliore.

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