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7. Per salvare una strega dal rogo

Miche’ perdonami ma poi sto zitto, so che scrivo troppo ma quello che fai è troppo importante. Amici che leggete Fotocrazia, fate un regalo a un vecchio fotoreporter che ha 90 anni e sta se Dio vuole per crepare che i sono stufato davvero. Amici, per piacere, andate in Google Immagini e battete strage degli innocenti: vi vengono in video centinaia di bambini sgozzati, sventrati, di madri sbudellate, mucchi di cadaverini mutilati, e sangue e budella e torture e violenze e sputazzi e calcioni e occhi sfondati e ventri squarciati… Tutte opere d’arte più o meno famose, alcune famosissime, lodate, osannate, oggetto di pii pellegrinaggi… Ma poi già che ci siete battete stupro violenza Fica Dentata, Streghe supplizio e rogo e taglio della testa e delle mani… C’è più orrore nella storia di un giorno dell’arte sacra che in tutta la fotografia del genere. Io mi occupo di questa roba da 70 anni, non ho mai letto una riga dove qualcuno si chiede se gli artisti, i pittori, hanno fatto bene o male a effigiare o anche solo a pensare quelle cosacce brutte brutte, se poi l’hanno fatto per soldi e la carriera, o per salvare una strega almeno una dal rogo, o un bambino dallo sgozzamento… Eppure la colpa di una porcata è ancora peggio se viene fatta a mano che a macchina… o no? La verità è che la fotografia per molti, diciamo il 90 %, è odiosa, è schifosa ma proprio perché si tratta di una immagine onesta e pulita da pochi soldi. E il fotografo anche se fotografa solo donne nude, anzi!, è un lurido mascalzone, il triste osceno incrocio fra il ruffiano, il ricattatore, lo sporcaccione… che come dice una canzone venderebbe la madre a un nano per vedersi pubblicata una istantanea. Figuratevi poi se il fotoreporter è anche ebreo… [15/02/2011]

Michele, mi hai dato un dolore e non piccolo: mi illudevo che sei fra i fedeli seguaci del mio Facebook e invece… Io a suo tempo avevo pubblicato questa fotografia [da un reportage di Olivier Laban-Mattei sul terremoto di Haiti, ndr.] e avevo fatto alcune domande alle quali pensavo che vecchi amici come te e Rebuzzini avreste dato risposte probabili, come gente del mestiere qual siete. Anche questa ripresa, e scusate se ve lo dico che se ne accorge pure un orbo, è fatta sotto regia e non breve. Prima domanda: quante volte il cadaverino è stato raccolto e lanciato e nuovamente raccolto e rilanciato sul mucchio? Perché non esiste una probabilità su diecimila di prenderlo in clic in modo perfetto al primo colpo così adesso si vede, e senza offesa se si è del mestiere. Ma voi avete mai fatto una istantanea sul taglio di un traguardo ciclistico? Io sì! Conosco conosco le obiezioni: la macchina poteva essere su sequenza di 5. Certo! Ma anche così si ripete la prova. Ma poi anche il mucchio è stato aggiustato con il faccione del negro unico in primo piano: un tocco geniale… Ma non voglio farla lunga, ripeto mi avete dato un dolore sia pure senza volere. In quanto al trattore che ammucchia i cadaveri del lager: è un film che ho tutti i metri! E anche quello è regia, il trattore scavava la fossa non ammucchiava i cadaveri, andiamo, ma siamo scemi davvero? L’operatore era un mio bravo collega giudeo, e ha avuto un’idea, ma nessuno non ha mai visto il clou del momento in cui i cadaveri cadono e rotolano nella fossa agitando le braccia e le gambe: a una ragazza si vedono anche le cosce e forse il cielo aiutando l’ombra del pelo… Eh Michele Michele, il nostro è un mestiere da sogno… PS – Secondo me il lancio del cadaverino è stato ripetuto quattro volte di sei scatti ciascuna… Sentiamo i lettori? [14/02/2011]

Ma è tutto vero! Vero l’uomo vestito di bianco, vero il cadavere del bambino, vero il gesto del suo lancio, vero l’attimo che lo ferma a mezz’aria, vero il mucchio dei morti… Io ho scritto soltanto che la scena, perché di una scena si tratta, è stata ripetuta più volte: proprio come si fa in teatro prima dello spettacolo; la “istantanea” fotografica è appunto lo spettacolo finale per un pubblico molto grande, come credo in questo caso. Scrivo questo proprio per dire che il fotoreporter che ha preso questa immagine è bravo ma proprio bravo: un vero professionista, che merita il premio dieci volte: ha non solo abilità e grande esperienza tecnica, ma fantasia, creatività, spirito… quello che si dice un grande mestiere… Invece per altri, (per te?) è uno schiacciabottone che ha solo avuto un colpo di culo! E qualsiasi poveraccio con Canon al suo posto poteva fare un “scatto” così se avesse avuto le corna perché come si dice portano fortuna. Tutto qui Michele, tutto qui… Il resto credimi è silenzio… O dovrebbe esserlo almeno per chi non conosce il lavoro del fotoreporter e si mette davanti alla fotografia professionale come se fosse presa con una macchina che la fa. E no davvero, la fotografia professionale è fatta con la testa, inventata, perfezionata, messa in scena, provata, riprovata e alla fine se tutto funziona viene presa con una macchina… Ma non è finita, conclusa, vivente: vive quando è stata vista da migliaia di persone, almeno, alle quali ha dato una emozione. Ma allora non è più davvero una “istantanea” ma un’opera! Vogliamo chiamarla d’arte? E chiamiamola pure così, per quanto mi pare quasi un insulto, visto che lo diciamo anche per la Gioconda senza baffi. Un insulto specialmente in un caso come questo…[14/02/2011]

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