Vai al contenuto
Home » Blog » 8. Non è un Fenomeno

8. Non è un Fenomeno

Michele, mi ci tiri per i capelli, ma se scrivo, e capita come sai molto di rado, che la fotografia, e intendo proprio l’immagine detta istantanea, non è un Fenomeno ma un Noumeno, debbo spiegare cosa intendo e lo faccio citando un mio anonimo testo. Guarda il testo che segue sembra difficile, ma va letto proprio come una fotografia. Nella filosofia di Platone, il noumeno (dal greco noúmenon – νοούμενoν, participio presente di νοέω “Ciò che io penso ora, intendo”) rappresenta una specie intelligibile o idea e indica tutto ciò che non può essere percepito nel mondo tangibile, ma a cui si può arrivare solo tramite il ragionamento. Il noumeno, come concetto, fonda l’idea di metafisica in Platone. Il noumeno compare anche nella filosofia di Immanuel Kant (dove è anche chiamato cosa in sé, in tedesco Ding an sich). In Kant il noumeno è un concetto dai caratteri problematici che si riferisce ad una realtà inconoscibile ed indescrivibile che, in qualche modo, si trova “al fondo” dei fenomeni che osserviamo, sullo sfondo, al di là dell’apparenza (di come cioè le cose ci appaiono).
I termini ‘noumeno’ e ‘cosa in sé’ non sono in Kant perfettamente sovrapponibili: il noumeno è comunque una rappresentazione o idea della ragione, e come tale risiede nella mente umana; è il modo in cui il pensiero cerca di rappresentarsi ciò che va oltre la sua capacità di conoscere. La cosa in sé invece è ciò a cui il noumeno si riferisce: è la ‘realtà’ in quanto esterna alla mente del soggetto, ciò con cui per definizione non si può entrare in alcun rapporto se non tramite il pensiero filosofico, poiché si pone al di là di ogni esperienza possibile (Cartesio lo definisce ‘essere formale’ contrapponendolo all’ ‘essere oggettivo’ che risiede nella mente). Nel momento in cui il soggetto si rapporta alla cosa in sé, si può avere un doppio esito: se la cosa in sé viene rappresentata come fenomeno all’interno delle condizioni a priori della sensibilità e dell’intelletto, può dare luogo alla sintesi conoscitiva (materia+forma) che riguarda solo l’apparire della cosa e non la cosa stessa; se la cosa viene cercata ‘in sé’ e quindi al di fuori delle condizioni in cui può essere conosciuta nel suo apparire, si generano le idee della ragione (noumeno) sulle quali si basa la metafisica. Da questa distinzione tra ‘cosa reale’ (fuori dal pensiero) e ‘cosa pensata come reale’ (dentro al pensiero) deriva la critica di Kant alla metafisica come pretesa ‘scienza della cosa in sé’. Eccetera eccetera eccetera… tutto questo che scrivo nella sostanza si conclude in un modo e lo dico con una… immagine. Tutte le volte e cominciando a da che si parla seriamente di Fotografia, bisognerebbe prima togliersi il cappello, fare un inchino, pregare Dio anche se non ci credi e tenere bassa la testa… Poi tu pensa che ancora qualcuno discute se “la” Fotografia può essere un’arte magari come la pittura olioooo… e c’è chi risponde a olio proprio no, magari solo a acquarello… Mi viene da piangere…. Ando detto Yorick. [11/02/2011]

Il primo dei 10 comandamenti di Mosè: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti fece uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa degli schiavi: non avrai altro Dio all’infuori di me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.” Fabiano cita il Concilio di Nicea: “…. In tal modo, procedendo sulla via regia, seguendo in tutto e per tutto l’ispirato insegnamento dei nostri santi padri e la tradizione della chiesa cattolica riconosciamo, infatti, che lo Spirito santo abita in essa, noi definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l’immagine del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini. Infatti, quanto più continuamente essi vengono visti nelle immagini, tanto più quelli che le vedono sono portati al ricordo e al desiderio di quelli che esse rappresentano e a tributare ad essi rispetto e venerazione. Non si tratta, certo, secondo la nostra fede, di un vero culto di latria, che è riservato solo alla natura divina, ma di un culto simile a quello che si rende alla immagine della preziosa e vivificante croce, ai santi evangeli e agli altri oggetti sacri, onorandoli con l’offerta di incenso e di lumi, com’era uso presso gli antichi. L’onore reso all’immagine, infatti, passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l’immagine, adora la sostanza di chi in essa è riprodotto.” Con Nicea la religione nata da Cristo, “cristiana”, rinnega le proprie origini e diventa “cattolica” pagana nella sostanza e nelle apparenze. Le Sinagoghe (e le Moschee…) diventano Chiese e si coprono di immagini fino al grottesco e all’osceno (Cappella Sistina). L’eresia storica primitiva del cristianesimo, sfugge al fallimento al quale si vede condannata, ritornando alla peggiore idolatria, e inizia la lunga “campagna elettorale”, come oggi verrebbe chiamata, dell’Arte Sacra delle immagini e figure fatte a mano, la quale è per dieci secoli resta solo sacra, prima di condividerne l’effetto potente con il potere politico… E la Fotografia? E qui Michele ti sei messo nei guai: la Fotografia non è Arte sacra e nemmeno laica. E il fotografo non sarà punito fino all’eternità, E questo non semplicemente perché l’immagine fotografica, l'”istantanea” non è fatta a mano, ma perché teologicamente non e fatta in assoluto: non è un fenomeno ma è un noumeno! Secondo la teologia esisteva prima e continua a esistere dopo il “clic” e questo cosa significa e cosa vuol dire lo può capire anche un cretino. Quello che vedi nella istantanea è un lampo, un guizzo, se usi un piccolo flash un 10.000° di secondo di una… iiiiimmagineeeee…. Senza principio ne fine. Non credo che stavolta avrai molti commenti… [11/02/2011]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.