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4. Se si parla fra fotografi fa anche otto!

Ma lo sai Michele che la tua rubrica che adesso seguo con sempre maggiore attenzione mi fa venire la voglia di diventare una persona seria e provare a scrivere testi come i tuoi? Solo che dovrei credere, e mi ripeto, che le fotografie si facciano mentre invece si prendono con una macchina che le fa. Anzi nemmeno. Le fotografie le fa quello che succede intorno a dove si trova la macchina fotografica, che ne rifà un pezzettino piccolo e alla fine di questa storiella evidente, ecco! si trova un omino piccino picciò, sciocchino scioccò che schiaccia un bottone e dopo crede che quella immagine l’ha fatta lui. Esempio: davanti alla mia finestra c’è un albero, una notte è venuta la nebbia, un freddo intenso invernale l’ha gelata sui rami così è venuta la galaverna, poi è spuntato il sole e l’albero è tutto un cristallo… Alla mattina un vecchio Gilardi in carrozzella ha “fatto” la fotografia dalla finestra, e dopo crede, povero rimbambito, che è stato lui a fare non solo la fotografia, ma anche l’albero, la nebbia, il gelo, il ghiaccio, il sole… Sembra una favola ma invece è proprio così: del resto tutto diventa credibile se invece di un Gilardi fotografo ci fosse stato un Gilardi Van Gogh, un pittore, che lui sì che fa, non prende, che fa l’albero, il sole, eccetera eccetera. Ripeto fino alla nausea: il fotografo non prende nemmeno: riprende quello che prende una macchina… E dopo crede di essere un artista: semplice e vero come due più due fa anche più di quattro! Se si parla fra fotografi fa anche otto! Vedi Michele, io una volta ho scritto che il danno peggiore, addirittura l’insulto che si possa fare alla Fotografia è quello che dire che sia un’Arte. Ma adesso che sto per andarmene ho perso anche l’ultima illusione e credo che il peggio insulto che si possa fare all’arte è quello di credere che sia una fotografia… Perdonami come sempre, ti abbraccio Ando. [18/01/2011]

Sto diventando, e spero che diverta Michele, un affezionato ai Commenti della sua eccellente Fotocrazia, caso unico in Italia dove si parli di Fotografia così come merita. E adesso veniamo a la Gondola: mi associo a tutti gli elogi che le vengono fatti, e anch’io ho scritto più volte che i gondolieri del clic prendono immagini belle. Ma io sono vittima del realismo: senza poi troppo merito, che è dell’ambiente: Andiamo! a Venezia basta schiacciare il bottone come dimostra l’opera che ha scelto Michele. Un concorso che potrebbe decidere se il merito è loro o di Venezia sarebbe quello sul tema “Brutta Venezia”- Vorrei vedere i “maestri” de La Gondola fotografare a Crotone… [11/01/2011]

Ora vi do un esempio di quanto posso scendere in basso. La fotografia di Monti da cui nasce questo bellissimo dialogo è davvero il capolavoro di un grande fotografooooo e solo un grande fotografo poteva capire che meritava lo scatto! L’ombra della gondola… il ponte che evapora… è una scala completa dei grigi che a Venezia sono impossibili quanto la neve in Sahara… Però però… Lasciate che ve lo dica uno che può essere vostro nonno: voi l’avete difesa e debolmente spiegata così così. Un grande fotografo, Monti, ha bisogno di un grande lettore d’immagini ottiche rese stabili… [14/01/2011]

Caro Manfredo Manfroi [presidente del cirtcolo fotogeafico La Gondola, ndr.], tu hai capito benissimo cosa intendevo e volevo, cioè avere torto. Sono, lo sanno tutti, un vecchio pallone gonfiato che però ha spesso voglia di farsi sgonfiare, però dai gondolieri. Ma adesso ti spiego, c’è e la conosci una vecchia definizione della fotografia del grande Nadar che dice che la fotografia è quella cosa che consente anche a un idiota (lui dice proprio idiot) di ottenere risultati per i quali prima ci voleva del genio. Io ho aggiunto che però la fotografia è anche quella cosa che costringe un genio a ottenere risultati per cui bastava un idiota. E per cui, faccio un esempio, in quella fotografia di Monti di geniale ci sono le spiegazioni dove si spiega che solo un fotografo genioso come Monti poteva prendere a Venezia che di sublime trabocca una istantanea qualunque. Cari Manfredo e Michele, sto scrivendo un libretto dal titolo L’Arte di Perdere gli Amici… Mi scrivereste anche una brevissima presentazione di poche righe? [12/01/2011]

Ho 90 anni, mezzo secolo fa per la De Agostini ho lavorato settimane nella Sistina per un atlante fotografico di una delle “cose” più oscene del mondo: sai che certi stati arabi organizzavano visite turistiche per dimostrare ai loro “infedeli” quanto in basso era discesa la superstizione della chiesa romana? In quella meraviglia digitale la Sistina, una lunga stupida grossolana bestemmia contro il Primo Comandamento, ti prego rileggilo, ovviamente diventa un’altra cosa davvero piacevole e ammirevole: forse dopo secoli è la prima diciamo redenzione di una insalata russa, di una macedonia che segna forse il punto più basso toccato dall’arte “sacra” (!!!!!!!!!!) del cosiddetto Rinascimento. Io sono un ebreo abbastanza credente: credo che la serie di spaventose pestilenze e carestie che ne hanno fatto uno dei periodi più spaventosi della storia d’Europa, siano state un giusto castigo di un Dio offeso dalla Sistina… PS – Sai che i modelli dei 72 “maschiacci” nudi affrescati, erano presi dai lupanari maschili della Roma del tempo… Senza offesa per loro, ovviamente, che si sudavano il pane da bassa fronte, ma nel mondo dell’arte meritavano un destino migliore… [04/02/2011]

Sicuramente a 90anni è più facile vedere il 3D magari, se si riesce ad accendere il computer (vedo i miei impazzire con il decoder!); ma credo che l’esperienza diretta non si possa paragonare al 3D o a qualsiasi mondo virtuale… Tu non hai e non puoi avere nessuna “esperienza diretta” della Sistina perché non si può avere una esperienza diretta! Perché ti comprometti così? La Sistina può essere vista solo a pezzi in fotografia e anche solo una parte, diciamo la decima. Michelangelo, o meglio i suoi aiuti, ne hanno affrescato meno di un quinto, e anche malissimo, con il sistema di fare prima il disegno sommario di una figura, poi di bucherellarlo lungo le righe, poi si appoggiarlo alla parete affrescata di fresco, dare del nero sul buco, dopo andar giù col colore e fare così la figura che risultava tecnicamente una cagata. Michelangelo era un artista mediocre che conosceva però molto bene l’arte de vendere: la sua parte di Cappella è la peggiore. Quando ho fotografato un’altra cappella famosa, quella degli Scrovegni, li si che ero rimasto senza fiato: Giotto! Sublime, un gigante, un genio enorme: lui e i suoi aiutati disegnavano la figura sul fresco fino nei dettagli e poi la coloravano e anche per questo sono piccine ma piene di particolari. Pensa che ancora non esisteva la pellicola invertibile a colori e usavo la bn grande formato 13×18 e per questo alla fine nella stampa a contatto avevo il disegno originale ripulito dal colore sbiadito che è molto meglio, e questo intendevo specialmente quando dicevo a Michele che la fotografia di un’opera d’arte può essere meglio dell’originale… Questo nutritissimo dibattito sul foreportage è interessante, però temo che pochi pensino che se vado in una cappella, in un museo, in una mostra per fotografarli faccio del fotoreportage per il quale se sono un fotografo e non un istantaneista, devo sapere cosa e come e perché lo faccio: più e meglio che in ogni altro caso… [04/02/2011]

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