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3. Roba da impazzire Michele

Caro Michele, grazie. Un dialogo sulla Fotografia fra noi due possiamo bene chiamarlo fra Giganti… No. Non fraintendere, solo perché siamo in un paese neanche di nani ma di… Un punto, in Wikipedia a sistema numerico binario trovi un traduttore da Binario ad ASCII e viceversa (Binary Translator by Convert Binary dot com.), dove se batti 1 traduce 00110001 e se batti Dio traduce 01100100 01101001 01101111! E siamo solo al principio…. Poi esiste un traduttore antico che traduce, come sai bene le cose, i “soggetti”, in un mosaico di tessere nere su no-tessere: la fotografia analogica. Esempio: fotografia di una mela eguale a mosaico di 100.000 tessere nere su 100.000 no. Ma se la pellicola fosse a contrasto assoluto le tessere potrebbero essere 1 e no… Roba da impazzire Michele: non si tratta che Dio è come una mela, ma che una mela è “fatta” da Dio… Però Michele se continuiamo così gettiamo lo scompiglio nel campo avversario, come diceva tanti anni fa il segretario della cellula comunista della CGIL dove ero iscritto, commentando il rapporto segreto di Krusciov… [28/10/2010]

Intervengo timidissimamente, e già so di dire sciocchezze: mi sembra che parliate sempre di UNA fotografia… ma se fossero 2, 3, 4… della stessa cosa, prese non solo a brevi intervalli, diciamo 1/30 di secondo, e nello stesso spazio, ma a intervalli anche notevoli e in punti remoti? So già che non mi sono spiegato, riprovo: la fotografia analogica è decimale, quella digitale è binaria.
I guai per la teologia (e i monsignori) sono cominciati quando ci si è accorti che si può rappresentare tutto con 1 e nemmeno dopo “uno” zero, ma l’assenza dell’1. Così finisce la creazione come rappresentazione. E a mio triste parere non ha più senso usare parole vero e non vero (falso) parlando di fotografie. Io credo nella teoria del nesso: quando avvicini due fotografie a caso, il Vero Provvisorio si trova nel mezzo… Perdonatemi …
PS. Ho una cattiva notizia: il linguaggio, la scrittura, usato per parlare di fotografia, è come tirare su l’acqua dal pozzo profondo profondo con un canestrello per togliersi la sete… [26/10/2010]

“Senza le fotografie non sapremmo mai come molte cose sono successe. Ma senza le parole non sapremmo mai perché sono successe”. Verissimo Michele, ma è proprio quello che intendevo io: senza le fotografie nulla sarebbe successo, cioè, ovvio, non si saprebbe che certe cose sono, e come, e dove, e quando sono successe, così dopo possiamo scrivere di sapere i perché. Invece di il, I: il plurale è molto importante. Ma quello che segue forse è ancora più interessante: possiamo sapere quello che pensa la gente, il giudizio che dà sulle cose che sono successe. E quello ancora che pensa la gente su quello che pensano gli altri … Ah, Michele: tutto nasce, come sai meglio di me, dalla fotografia… [26/01/2011]

Cosa resta della memoria quando i memori muoiono? Cosa resta della colpa quando i colpevoli non ci sono più? Ma Michele, restano le fotografie e ti dirò di più: senza le fotografie niente sarebbe successooooo! In quanto ai “memori” per sapere le cose… gli auguro lunga vita, però non è mai troppo tardi… Due sere fa a Radio 24 (di 24 Ore, bella) in una lunga intervista per l’occasione di quello che come saprai chiamo Il Giorno dei Coccodrilli, una memore ha parlato a lungo di Anna Frank: era nello stesso campo con lei e la sorella: Anna diceva era una ragazza timida e paurosa, romantica e debole: al contrario della sorella, una ragazza forte, non seppe reagire, venne selezionata a mandata alla camera a gas… eccetera. Anna morì di tifo, in un letto dell’ospedale del campo, nella testimonianza di qualcuno che l’aveva assistita si legge che “…si vedevano i pidocchi camminare sulla sua testa…”. A sentire quella intervista c’era una coccodrillina amica mia, la persona più buona e gentile del mondo: aveva gli occhi pieni di lacrime …. Ah Michele Michele Miche’, le fotografie… non piangono, non ridono e soprattutto non parlano. Per questo senza di loro noi non sapremmo, credimi, niente di niente. Meglio: niente sarebbe successo… [25/01/2011]

Michele, il tuo destino da adesso si chiama Gilardi. La fotografia rappresenta, peggio ancora misura implacabilmente sempre qualcosa o qualcuno: quelle 40 non rappresentano certo la storia della Fotografia, è ridicolo, ma rappresentano benissimo chi ha fatto la scelta con questa intenzione… anzi, che dico? Ne basterebbero 20. Meglio ancora forse anche 5… PS. Una brutta notizia, mi hanno espulso e riammesso per la terza volta da Facebook. Sono contento, è un grande programma molto sociale perché consente anche a uno stupido di sentirsi qualcuno e a un genio di sembrare nessuno. Però ha un difetto: consente allo stupido di bannare anche un genio e non viceversa… Caro Michele, quelli come noi due sono sconfitti in partenza… [18/01/2011]

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