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17. L’immagine che fa un passo indietro

Alla base di tutto l’ovvio. Il fotografo che prende una fotografia con una macchina che le fa vede la cosa che diventa una immagine fotografica: capito? La vedeee. Poi viene uno che vede l’immagine presa ma non ha visto da cui lo è stata e ne discute come se fosse la cosa. Il fotografo che è un mascalzone, sempre, come io sono, ha dunque un vantaggio assoluto su chi discute con lui che la conosce bene di una cosa che non ha mai visto ma crede di vedere: capito? E il fotografo specialmente se è un ebreo come me e Capa, e io sono anche zoppo, non perde nemmeno a morire l’occasione di prendere per il culo un antisemita specialmente poi se riesce ancora a vendergli la fotografia: e gli racconta un sacco di balle. È la fotografia di un gatto? Si, del gatto che apparteneva a XZ il famoso presentatore tv, che è morto tenendolo in grembo e accarezzandolo con le lacrime agli occhi, glielo aveva regalato la figlia di un figlio di Mussolini … attenti, è un falso reale accaduto.
Parabola: il fotografo è come uno che esce da una povera trattoria dove si è tolto la fame con trippa e fagioli, ha una vistosa macchia sulla camicia, e incontra uno al quale racconta che gli succede tutte le volte che rompe le zampe alle aragoste e l’altro comincia discutere su come era stata cucinata, perché si sente troppo l’aroma del limone ma tuttavia l’aragosta era femmina…
Michele! Io faccio il possibile per spiegarvi cosa sono le fotografie ma con poco costruttoooooooo… [27/04/2011]

Michele sei fantasticoooo! Perché non mi prendi sul serio, povero vecchio amico? Ma se io riesco a vendere la fotografia scrivendoci sotto, sfruttando la Pasqua, che l’albero è quello al quale si è impiccato Giuda, e ti garantisco, perché so di fotografare male ma di mentire so molto bene, ti garantisco che ci riuscirei a venderla, possibile che non riesco a convincerti che da quel momento della vendita l’albero della fotografia pubblicato su Famiglia Cristiana diventa perché e creduto da 350.000 brave persone l’albero di Giuda? È il/un credente come avviene da migliaia di anni che rende credibili le immagini e non viceversaaaaaaa! No le immagini credibile il fotografo. E la fotografia cos’è? Una immagine che fa un passo indietro rispetto alle immagini fatte a mano invece che avanti! E io fotografo che vive di stenti per vendere la fotografia dell’albero di Giuda, cosa devo fare: andare in Palestina? E magari credete che scherzi… La piantate di spiegarmi cosa deve essere una fotografia per essere la fotografiaaa… [28/04/2011]


Michele, tu hai scritto un grande libro, Un’autentica bugia mi pare a memoria, che nella storia mondiale della letteratura fotografica viene secondo dopo Meglio ladro che fotografo della Patrizia. Non siamo certi che esista la Trinità dei cattolici, ma quella dei fotografi sì: Michele, Patrizia e Spirito Ando: la fotografia è la loro creazione e non dobbiamo dare troppa confidenza a quelli che credono di farla. Michele, se scrivo che le fotografie di cui adesso parliamo avrebbero un grande valore se il povero Aldo Moro non fosse morto ma fingesse di esserlo, cioè se fossero un meraviglioso Miliziano che ha preso per il sedere il sistema della informazione che allora si mise al servizio delle BR, e tu Michele sai bene che è vero. Le Br rapirono Aldo Moro per avere un modello ideale e potente per condurre una campagna fotografica contro lo Stato e in questo furono criminali di genio… Ogni volta che la stampa italiana ha pubblicato quelle fotografie, un poveruomo è stato ucciso ancora una volta: un miliardo di volte. La testa di un Re è stata tagliata tutte le volte e mostrata al popolo per rendere omaggio ai boia… Ma la gente riesce a capirlo? [24/05/2011]

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