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10. Un letame laborioso

Il “negativo”, il fototipo, è l’ultima delle matrici antiche che sono 4: xilografica (legno), calcografica (metallo), litografica (pietra), fotografica (carta pellicola metallo …). Il file è un immenso serbatoio che non è mai colmo: un treno che può avere centomila vagoni. La fotografia è morta, tanti non si rassegnano. Un file di un ramo del lago di Como che ho preso al tramonto, battendo tre tasti posso andare in Googlelibri è agganciargli I Promessi Sposi con tutte le illustrazioni e poi anche la sua traduzione tv in venti puntate e poi il primo film… tutto con parlato e le musiche… Tutto senza alzarmi dalla scrivania… Ecco cosa è successo: ho sfiorato un tasto per errore e tutto è partito da solo… durerà un mese. [05/02/2011]

PS – Fra parentesi Michele: le vecchie copertine della Domenica del Corriere e della Tribuna Illustrata sono fotografie… tu mi dirai di disegni! Fatti apposta Michele per diventare fotografie, e più fotografie di così… [27/03/2011]

Tranquilli [la fotografia ndr.] è ancora viva… Partecipo con un discorso storico che sembra una parabola ma non lo è, e che sarà come sempre frainteso. Quando cominciò a diffondersi la trazione a motori (automobili, eliche, vapori… eccetera) si ebbero molti pensatori preoccupati per la scomparsa della trazione animale: cavalli, asini, muli, buoi… renne!, i quali scrissero che sarebbe venuto a mancare il letame, il concime, con danno irreparabile per l’agricoltura: il 70% del pane, dicevano, dipendeva dalla cacca delle bestie e la fame benziniera minacciava gli uomini. Adesso succede lo stesso con la fotografia digitale, telefonini e simili, ho visto un accendino che fotografa, e una macchinetta digitale che è anche una radiolina… Finisce, è quasi finita, la fotografia della cacca: quella analogica, in un certo senso un letame laborioso e prezioso per il grano della creatività, che per fare una piantina fra carica scarica sviluppa stampa ingrandisci asciuga… Ci volevano ore e avevi il tempo di pensare, creare un testo… Adesso invece…
Ma qui Michele sta lo sbaglio: il pensare, attaccarci delle idee, non fa vivere, non crea, non sviluppa mentalmente le istantanee che ci ostiniamo a chiamare fotografie, ma le riduce, le mortifica, le falsa, le corrompe, le guasta, le corrompe e non parliamo del “sonoro” che avvilisce i fotogrammi del cine. Viva dunque le immagini digitali che nascono e muoiono a sciami subito mentre pensiamo ad altro. [21/03/2011]

Michele, titolo per un libro da scrivere: La fotografia come strumento di seduzione… [19/03(2011]

Michele, che bel dialogo… dell’accettazione? Io meglio direi della delusione, della rassegnazione, della frustrazione… e i fotografi hanno tanto bisogno della tua consolazione. Tu ripeto sei troppo buono, io sono un mascalzone… [18/03/2011]

La fotografia, intendo la stampa del negativo (o del file) finita e stampata, la vede, la conosce, la esamina per la prima volta con sufficiente attenzione e nei particolari dopo nel tempo chi ha schiacciato il bottone, l’autore. Cosa voglio dire con questo? Che chi prende una fotografia in quel momento non sa quello che realmente fa? Proprio così Michele e tu lo sai benissimo… Perché fai finta di nulla? Te lo dico io Michele: perché sei troppo buono. Questo l’abisso: chi dipinge, disegna e incide sa quello che fa nel momento che lo fa e che segue a quello in cui ha deciso e scelto di farlo così: come dopo lo fa. Morale? I fotografi non fanno le fotografie ma, viceversa, sono le fotografie che fanno i fotografi… Niente di male, la fotografia non è un’opera d’arte, il fotografo qualche volta si: vivente! [17/03/2011]

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