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44. La tv senza sonoro

Ci sono due tipi di analfabetismo: quello di chi non sa leggere, il linguaggio scritto e come lo stesso Brindani scrive sono analfabeti la stragrande maggioranza degli italiani, poi esiste l’analfabetismo di chi non sa leggere le fotografie. Faccio un esempio, per chi invece le sa leggere, una fotografia sensazionale, epocale, che ha rivoluzionato la cultura, insomma enorme è la fotografia della Gioconda di Leonardo. Le sue conseguenze sono state mostruose. Altro che Miliziano di Capa! Penso pure che gli analfabeti totali, quelli del testo e delle fotografie, che a mio parere sono più dello 80%, hanno non solo il privilegio di un’opera che se avesse un trionfo potrebbe annunciare l’avvento sognato almeno della tv senza sonoro… [04/11/2011]

Torniamo alla Gioconda: nel concetto del grande capolavoro, della somma opera d’arte fatta a mano, la qualità principale è che sia inimitabile, irripetibile, unico, assoluto… La fotografia ha distrutto questa fede ferma incrollabile, perché di un atto di fede si tratta ed è nato addirittura il genere giocondoclastico. Questo della Gioconda ovviamente è solo un esempio, ma pensa Brindani che la fotografia ha fatto lo stesso con la fede cieca davvero in tutte le opere di 1500 anni di arte sacra. Altro che Miliziano di Capa che ha distrutto la fede nel reportage di guerra. Questa e molte altre cose cosi è solo una briciola della conoscenza indispensabile per essere alfabeti fotografici… [04/11/2011]

Adesso vi dico una cosa divertente la quale vi prova che tutti gli storici della fotografia sono dei poveracci perché nessuno ha mai scritto la cosa che segue e che la ridimensiona. La pellicola cinematografica viene proiettata a una velocità costante di 24 fotogrammi al secondo, e un metro lineare di pellicola contiene 52 fotogrammi: cioè in un secondo la cinepresa consuma quasi due rullini di pellicola una macchina fotografica 35 millimetri reflex e no. La pellicola di un normale film di un’ora e mezzo è lunga più di 2,5 km. Si calcola che i film prodotti dall’invenzione tenuto conto del numero delle loro copie per la distribuzione sono un miliardo. Ebbene un fotografo come me di 90 anni che ha fotografato ogni giorno per mezzo secolo continuamente, non ha consumato nemmeno la metà della pellicola di un solo film. Ora volete che le industrie che l’hanno prodotta e la producono, attenti, a milioni di chilometri lo abbiano fatto per la fotografia e i fotografi che non ne hanno consumato che pochissime briciole? Senza il cinema non sarebbe mai esistita e non esisterebbe la cosiddetta fotografia istantanea 35 mm. e le industrie non ne produrrebbero pellicola: i pozzi petroliferi non pomperebbero più petrolio se la benzina servisse solo per gli accendini perché esattamente questa è la proporzione. Il fotografo come me è un simpatico e commovente parassita del cinema, siamo come le pulci dell’elefante, anzi del mammouth. Senza l’enorme bestione non ci sarebbe un vecchio pidocchio chiamato Ando Gilardi. [01/12/2011]

Scusami Michele non mi sono spiegato bene, lo so che sai. Quello che forse nella tua suicida bontà verso i fotografi, non sai che alcuni di loro, mendaci e furbastri, ai quali le fotografie venivano sfocate e mosse, copiarono per la fotografia un metodo già collaudato nell’arte, e cioè che nelle immagini gli errori non possono esserci per legge divina: non sono errori ma un nuovo “movimento” o scuola o stile. Mi pare che il padre riconosciuto di questi furbacchiotti si chiamasse, cito, Gustave Le Gray che dal 1850 (?) introdusse nei suoi 12 anni di attività importanti concetti e regole atte a migliorare la pratica fotografica. E qui mi scompiscio dal ridere. Ricito: pubblicò il saggio A Practical Treatise on Photography che venne reso disponibile anche in Inghilterra e in America. Sentenziò contro la crescente meccanizzazione del processo fotografico, che il futuro della fotografia non è nell’economicità, ma nella qualità. Rimiscompiscio e continuo e ricito dalla storia ufficiale: “La sua immagine The Great Wave del 1857 mostra una atmosfera romantica costruita su un sapiente utilizzo delle luci e delle proporzioni. È frutto di due negativi distinti, esposti rispettivamente per il cielo e per il mare. Le sue immagini ottennero entusiastici apprezzamenti quando furono esposti a Londra nel 1856….”. La verità Michele è che tu non ti rassegni alla verità alla quale ho dedicato la mia vita e un libro: meglio ladro che fotografo… [02/12/2011]

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