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43. Abbiamo in testa due camere oscure

“…ma si lasciò scappare testi diversi tra loro ma tutti teoricamente ben einaudiani: Bourdieu, Schaeffer, Flusser, Krauss, Galassi, Didi-Huberman…». Michele, forse faccio male a dirlo ma credo di no: dei tanti libri che citi e pubblichi la copertina, io fino in fondo ne ho letto solo uno perché l’autore è un ebreo suicida, ma poi me ne sono pentito. Dagli altri mi sono salvato fermandomi alla prima pagina e non me ne pento ma ringrazio Dio, e forse è per questo che mi illudo di sapere sia pure vagamente cos’è davvero la Fotografia… Senza rancore. [10/12/2011]

Amici, mi sto arrabbiando. Ho fatto autocritica in Fotocrazia e ne sono pentito: i libri di “cultura” fotografica lo sono semmai della cultura degli usi che si fanno della fotografia, cioè parlano, amico Michele, del fumo dell’arrosto credendo, facendo credere, che parlano dell’arrosto. Non hanno capito, nessuno tranne alcuni miei vecchi amici, che la cosa che si trova davanti all’occhio non è la cosa che si trova dentro l’occhio. La prima è una cosa la seconda è la sua fotografia ed è quella che vede il cervello e ci ragiona su. Capito, ripeto fino alla nausea: le cose e le scene che si trovano davanti agli occhi non sono quello che si trova dentro: le scene diventano film che poi tutti ne parlano come se fossero reali. Se poi pensano e dicono che sarebbe lo stesso, allora Galileo quando diceva e scriveva “eppur si muove, eppur si muove” ma la Chiesa mica ha pensato che in fondo era lo stesso che dire “eppure sta ferma”. Abbiamo in testa due camere oscure, apparecchi, macchine fotografiche digitali se si considera che il supporto sul quale si forma l’immagine che viene trasmessa al cervello che ci ragiona, è sensibile alla elettricità della luce (è digitale) … abbiamo in testa due macchine fotografiche di una complessità, di una loro anche bellezza, addirittura… mostruosa, che trasformando l’oggetto e la scena in fotografia e ovviamente non le danno ma ne creano il significato. Non la realtà, parola che non ha un senso proprio se non lo prende dalla camera oscura, ma la Fotografia sta al centro dell’universo: è l’immagine che sta ferma e attorno le girano le chiacchiere… i libri che elenca Michele valgono come trattati di astronomia di tremila anni fa… Guardateli tutti i video della raccolta. Amici se gli editori hanno pensato di riprendere a pubblicare nuovi libri sulla fotografia, allora sarà una batosta tremenda sulla possibile nascita, per prima virtù del digitale, di una vera cultura fotografica… [10/12/2011]

Il fotografo autore! Adesso racconto a te e agli amici una parabola che ho quasi vissuto tanti anni fa. Un giorno è venuto da me un fotografo per farmi vedere un pacco di sue istantanee sensazionali. Le guardo ed erano assolutamente comuni. Dico “ma perché sarebbero sensazionali?”, dice lui “e infatti se non si sa non si vede, perché tutte le volte che schiaccio il bottone prima mi infilo una carota nel culo…”. Ho riflettuto spesso su questo sistema e ho scoperto che molti famosi fotografi fanno qualcosa di simile, solo che non lo dichiarano… [05/11/2011]

Michele, sono sempre del parere, riferendomi a un mio intervento precedente che come sempre è passato inosservato tranne che da te che resti il solo a capirmi, che le fotografie della signora diventerebbero sensazionali se si fosse infilata una carota nel culo… Guarda Michele che scherzo mica: prova a immaginare queste fotografie che pubblichi con la carota in bella evidenza e dimmi, onestamente dimmi, se non farebbero un salto di emozionalità: la Luciana ci sviene. Ma poi sai che ti dico ancora, che tutti i circoli fotografici dovrebbero consumare carote più di un allevamento di conigli… [08/12/2011]

È pura pornocastografia. Spiego: Freud il grande l’immenso ha scoperto che l’uomo e la donna hanno due peni o vagina, uno si trova dove tutti sappiamo, l’altro nella testa, entrambi possono raggiungere l’erezione e il conseguente orgasmo. Ora a tutti farebbe l’effetto desiato, faccio solo un esempio fra centomila, la normale fotografia porno di due o tre sacerdotesse di Saffo che fanno cosacce con un negro enormemente dotato e tutti che poi si masturbano eccetera eccetera. Ma una assurda censura privata e un indotto senso di colpa ce lo impediscono; e allora ecco che arriva fa foto dove il negro è un vigile, le due sacerdotesse che più in basso cunnilinguano diventano una gatta con il bocca un gattino, e l’effetto desiato si produce nell’apparato sessuale Freudiano che abbiamo in testa con cui si raggiunge sia pure un orgasmo però che vale ben poco. Cosa voglio concludere con questo discorso? Che quella di cui si tratta è una rivista pornografica? Magari! lo è di immagini che non hanno ancora un nome appropriato, possiamo proporre che sono castofotopornografiche. Poi per concludere ancora il discorso diciamo che chi si accontenta gode sia pure di un orgasminuscolo, ma credete a un vecchio pornografo: scendere in basso è come salire in un Paradiso da un Limbo mediocre… [02/12/2011]

Mi piaceva da tempo tanto tanto Fotocrazia che considero l’unico spazio dove si fa cultura fotografica in Italia, l’unico spazio, una isoletta minuscola in un mare di analfabetismo totale. Ho pensato di dare una mano a Michele, vecchio carissimo amico, e siccome Fotocrazia è una corte di alfabeti fotografi terribilmente seriosi, ho pensato che sarei stato utile entrarci e fare il buffone, nel vecchio significato migliore, infine ma sempre per dire: tu conte Michele e i tuoi amici le voci e io Rigoletto Ando non il pugnale, per carità, ma il pugnaletto, lo spillino. Tutti i cortigiani di Michele il duca lo sanno e ci si divertono e io pure e soprattutto non mi prendono sul serio. [03/12/2011]

Freud del quale sono un devotissimo allievo, fa risalire o scendere ogni sensazione godibile, ogni emozione piacevole, ai genitali veri e propri, quelli fra le gambe, o alla loro proiezione mentale. Tutto qui: sono un Buffone di 90 anni e per mia disgrazia o fortuna ho avuto troppo tempo per leggere. Troppo. [03/12/2011]

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