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38. I colori della natura

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Ho diffuso questo mio Facebook il giorno stesso, poche ore dopo, l’uccisione di Gheddafi. Il testo allora sembrò subito assurdo ad alcuni amici, anche se abituati alle mie “originalità”. Da allora sono trascorsi pochi giorni ma il mio dialogo con Hana già sembra meno insensato. Scommettiamo che fra meno di un anno non dico il crocefisso ma il ritratto di Gheddafi assunto nel cielo di Allah sarà appeso in tutte le scuole dello stato islamico libico? Michele, i dittatori non sono una specie, ma un nome che si usa per uomini immensamente diversi: come Stalin e Mussolini. Immensamente diversi. In quanto a Gheddafi, l’ultimo pogroom avvenne proprio in Libia pochi anni fa, eppure godeva e gode di tutta la mia simpatia: rappresentava i coglioni del gigante arabo, 400 milioni di uomini. Un calcio da niente, il peggiore dopo la prima Crociata… [25/10/2011]

Le riprese Kodachrome nascevano ovviamente in bianconero, poi la pellicola in bianconero negativa veniva messa dentro una macchina (a Milano ce n’era una) che prima la invertiva e poi la colorava. Con tre colori combinati che si trovavano liquidi in tre secchi che un uomo delle pulizie, o poco più, veniva a versarli nella macchina quando era vuota: l’ho visto con i miei occhi. E pensare che milioni di fotografi hanno sempre creduto che fossero i colori della natura… Non ricordo il nome dell’omino dei secchi, forse Giuseppe. Ecco, erano i colori di Giuseppe… [21/12/2001]

Michele grazie per avere pubblicato queste due fotografie (con un testo eccellente!) che sono forse quelle che mi sono più simpatiche e preziose di tutta la storia non solo fotografica ma sociale d’Italia. Vedi Michele, se l’Italia fosse rimasta almeno quella di allora, in tutte le scuole, cominciando da quelle primarie, in alto invece di carte geografiche e altri simboli ci sarebbero appesi i loro ingrandimenti, e le maestrine direbbero agli scolari: “Vedete bambini, un grande uomo del risorgimento, Massimo D’Azeglio, certo il più grande, forse il solo grande davvero, disse 150 anni fa che adesso che abbiamo fatto l’Italia bisogna fare gli italiani. Ebbene bambini, sono stati fatti così: certo potevano venire meglio ma anche peggio…”. Peggio Michele mio, peggio tanto ma tanto peggio… Mi viene da piangere. Grazie Michele mio, grazie davvero… [16/10/2011]

Però che fortuna la musica, quando la senti non ci puoi scrivere sotto una didascalia, ritoccare, fare i baffi, tagliarla ma solo spegnerla… è un bolla di sapone; la fotografia invece… è una palla di… [14/10/2011]

Tutto nasce da un grosso equivoco: chi fotografa non produce ma consuma una fotografia… Se si fosse capito subito fotografare sarebbe bello e dolce invece è bello ma triste… [12/10/2011]

Ah Michele, e siamo sempre lì: la fotografia, precisamente una istantanea, non è non può essere una bugia o una verità: come può esserlo? Lo diventa automaticamente se ci scrivi vicino o dentro anche una sola parola perché poi chi la guarda, essendo fotograficamente parlando un analfabeta, crede o fa credere che quello della o delle parole sia il significato della fotografia. E questo vale anche per la firma dell’autore che come ripeto non ha fatto ma preso la fotografia con uno specchietto con la memoria. Tutto qui, semplice ovvio indiscutibile come 2+2 è 4. Eppure vedrai che adesso ci sono un mucchio di interventi e nessuno ne tiene conto. È il mio destino, Michele, e un poco anche il tuo… [10/12/2011]

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