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35. Diaframma 64

“…Certo, Adams è un eroe per gli Usa. Volto di gnomo barbuto e sorridente, perennemente in calzoni di fustagno e gamella d’alluminio alla cintura…”. Ecco come è fatto Michele, prima mi imbocca poi appena giro le spalle non dico che mi pugnala (!!!!) ma mi abbandona al mio destino malvagio. Ma il mio e il suo sono stati modi diversi per dire le stesse cose di Adams… Il dilettante dal diaframma fuoco fisso, 64: ha fondato il suo circolo fotoamatoriale con questo nome. Senza sapere fotografare è diventato ricco vendendo rimpicciolimenti di cose grosse. Poi gente io sono un vecchio professionista: quando vedo una fotografia mi chiedo come è stata fatta, il soggetto non mi interessa, non me lo ricordo nemmeno… (anch’io, da morireeeee…). [20/09/2011]

Adams e lo sai come me era fotograficamente un dilettante e nemmeno tanto bravo, molto modesto, tecnicamente ha fatto una sola, ripeto una solaaaa fotografia, massimo due, con un apparecchio più rigido di un mattone, con lo stesso diaframma sempre sull’infinito per non sbagliare, perchè magari non sapeva mettere a fuoco poi senza mai praticamente cambiare soggetto come link. Il suo archivio nominalmente sta in una busta: vai in Google immagini e batti Adams. La Fotografia e lo sai bene è un mestiereeeeeeee serio no una menata sentimentale o uno specifico magico contro il nanismo. [19/09/2011]

[Le fotografie] di Ansel Adams non hanno mai dato particolari emozioni nemmeno a me. Dipende dal fatto che sono molto, troppo, insopportabilmente più piccole degli originali da cui sono state prese. A pensarci bene non è giusto rappresentare, trasformare gigantechi giganti meravigliosi (lui si Adams il nano provava emozione) in quelle che alla resa dei conti ne sono una caricatura. Io credo che le fotografie di Adams si spiegano proprio perchè lui si credeva e si sentiva un bassotto ridicolo e un poco lo era con quella sua faccia barbuta: pensa alle donne che lo hanno respinto. Nelle istantanee di Adams io ho sempre sentito molta sofferenza… E poi lui saliva con l’apparecchio sul tetto dell’automobile…. un tentativo di ridurre l’immensa distanza che lo separava dall’immenso… Mah! [19/09/2011]

Come tu hai capito non era solo un gioco divertente, nel mio Face mi hanno subito chiesto cosa ho letto nella tua mente sul futuro della Fotografia. Ho risposto così: la Fotografia laica per definizione e, haimè, fallita come tale, sta per convertirsi e passare nell’Aldilà. In altre parole, sta per entrare nella storia millenaria del’Arte Sacra, ora trascurata e negletta, e farla rifiorire… [17/09/2011]

Io durante il ventennio ero amico di un uomo che si guadagnava benino da vivere vendendo ritratti di Mussolini con dedica; non so se hai fatto caso ma la M è simile a quella della MacDonald, molto fotogenica. Dopo la guerra ho venduto con scarso successo a beneficio de l’Unità alle sue feste fotografie firmate di Stalin e di Lenin ma i compagni preferivano ritratti a colori fatti a mano alle fotografie anche se non firmati. Ho provato a venderne qualcuno firmato da me come artista autore del quadro ma i compagni così non lo volevano. Oggi non sono ridotto alla fame ma se fosse proverei a vendere ancora ritratti firmati, ma onestamente non saprei di chi, forse l’unico che funziona può essere quello di padre Pio… (a proposito Michele mi mandi un tuo ritratto?) [16/09/2011]

Bel testo, Michele, bello davvero, vorrei firmarlo con te Ando Gilardi. Sai, oggi ho scritto per una volta una cosa che in quel tempo lontano ripetevo a gente così: che una bombola spray di vernice nera trovando le giuste parole per i muri, fa molto più danno al “nemico”, lo ferisce mille volte più dolorosamente di una pistola. Poi tu sai che ho avuto una vita meravigliosamente difficile che credo abbia fatto di me un esperto in uomini e cose. Ebbene Michele, nessuno in tanti anni ha ancora trovato il nome giusto per quei ragazzi con la pistola: buffoni Michele, buffoni. Non tanti ma nemmeno pochi oggi sono vivi e cresciuti e credimi Michele si danno sempre più arie, sono orgogliosi e fieri di se: hanno fatto la storia! Sono buffoni e oggi enormi palloni gonfiati …. E si: da Eco e altri, da troppi Michele. E i vecchi buffoni non sanno, non hanno capito che non si parlava e non si parla di loro ma di una fotografia. Vero Michele che noi parliamo di una fotografia e no di quattro buffoni? [06/10/2011]

Per quanto riguarda Adams al quale sono molto vicino perché lui è nano e io sbilenco (poliomielite) voglio chiarire un concetto di fondo per me molto molto importante. Il fotografo fotografa anche sempre se stesso, il suo profondo: sempre sempre sempre! Voglio dire che nelle sue fotografie c’è sempre anche lui, il suo ego per dirlo alla Freud: bisogna, scusate lo strambo confronto, le fotografie farle sedere sul divano a fargli le domande giuste che ci vogliono per conoscere chi e perché le ha prese, e questo si impara a 90 anni e a 90.000 libri e a 900.000.000.000 di fotografie. Veniamo a Adams: un nano o quasi somigliava a uno di Biancaneve, Brontolo, come una goccia d’acqua. Andate a vederli in Google immagini: è divertente. Era anche un Brontolo meglio che intelligente direi profondo, come respinto in se stesso da una sensualità enorme inappagata che tradusse diciamo fotograficamente: a volte, anzi molte volte, chi fotografa si masturba così fotografando perché non può coitare. Adams Brontolone fotografava le cose più grandi e soprattutto più alte del mondo per crescere. E non si illudeva: cresceva davvero e penso e mi auguro che abbia avuto tutto sommato una vita soddisfatta in tutti i modi. E io? Perché io Ando lo Zoppo ho fotografato? Ma che domanda ingenua vero Michele: per correre, per correre correre correre. [19/09/2011]

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