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27. Tanta ma tanta fantasia

Lo so che esagero ma questa puntata è troppo intrigante. Le immagini tutte si dividono in sequenziali, cioè quando si fanno cominciando in un punto e finisci nell’ultimo anche dopo mesi magari; e in immagini automatiche cioè che si formano simultaneamente in ogni punto, esempio massimo le “istantanee” fotografiche. Me le automatiche tutte per formarsi hanno bisogno di una sequenziale, una “matrice”: le incisioni sono automatiche ma nascono da una tavoletta incisa sequenzialmente. Ora la celebre fotografia della Lange è una immagine automatica, una “istantanea”, nata fatalmente da una matrice umana sequenziale, sequenzialissima: una incisione reale naturale di anni ? E domando: la sua stampa fotografica automatica che di questo si tratta che la rappresenta, illustra la donna matrice sequenziale? Nooo! La stampa automatica “positiva” della Lange è di una matrice a sua volta automatica, il negativo fotografico, ottenuto naturalmente e non umanamente da una evoluta camera oscura, la macchina fotografica. Ora Michele io ti chiedo: non ci vuole tanta ma tanta fantasia e direi anche un poco malata per stabilire un rapporto direi addirittura metafisico fra due donne, attento, incontratesi per caso, una delle quali credeva al momento che la fotografassero per darle un aiuto, e un’altra la quale invece pensava all’opposto che fosse lei, la matrice, a darle un aiuto nel suo lavoro? E in questo caso non si può parlare di sfruttamento gratuito e inconscio di una matrice emigrante? Ah Michele quanti quanti problemi fai nascere: non solo tecnici ma filologici e addirittura sociali… [03/07/2011]

Florence Owens Thompson, la povera donna che vi appare, voleva portare in tribunale la Lange, perché si riteneva con mille ragioni offesa e umiliata dalla sua fotografia diffusa in miliardi di copie! Michele, non lo sapevo: è una delle più belle notizie della mia vita e ti sono tanto ma tanto riconoscente di avermela data. Sai Michele che questa cosa la pensavo già mezzo secolo fa e chissà dove è finita ma avevo scritto il progetto di una specie di legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente, istantanea per istantanea. Il giudice condanna il fotografo a farsi ritrarre nella stessa condizione della sua povera vittima: nudo! In questo caso nuda! Io non so come la Lange si vede, o meglio si vedeva allora, come Dio l’ha fatta in un momento di pessimo umore, so che io ai tempi del fotomontaggio classico, avevo dato soddisfazione alla signora Florence Owens Thompson: figurati oggi con Photoshop… [30/06/2011]

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