Vai al contenuto
Home » Blog » 25. Ringelblum e i suoi bidoni del latte

25. Ringelblum e i suoi bidoni del latte

Ringrazio davvero di cuore gli amici e prima di tutti Michele che mi offrono oggi a 90 anni l’ultima occasione di spiegarmi e questo non significa affatto ovviamente approvare e assolvermi: e perché? Significa… fare Fotocrazia. Ho scritto libretti, uno Meglio Ladro che Fotografo che presentai a un SICOF davanti a una sala affollata da più di mille fotografi che ridevano e applaudivano divertiti: avevano capito. Poi ne ho scritto un altro, Lo Specchio della Memoria dove affronto proprio il problema del “…non è l’uomo che ha scoperto la fotografia ma viceversa…” e nessuno, nessuno dico nessuno ha accettato di parlarne e di presentarlo: avevano prima detto di sì (due assessori alla cultura e il direttore di una grossa biblioteca civica di Acqui
Terme) ma poi dopo averlo letto si sono rifiutati. Amici costa quattro soldi, stesso editore di Meglio Ladro, leggetelo e poi scommetto che cambiate il discorso. Certo Michele lo ha letto ma se lo ricorda non bene: la massa “enorme” e più “spaventosa” delle fotografie della Shoah non è affatto quella del dopo sia pure di pochi giorni la sua fine, dico delle montagne di cadaveri, ma quella del prima, del durante, e in particolare dei ghetti che sono durati degli anni. Michele tu sai chi è stato Ringelblum e sai dei suoi bidoni del latte: sai che aspettavo che ne parlassi tu? Pochi giorni fa, pensa, che uno del Ministero della Cultura mi ha fatto una intervista e mi ha chiesto (!?) quale è stata per me la fotografia degli “orrori” più “orribile” che ricordavo. A te e agli amici lo dico: il fotogramma di un documentario tedesco, siamo a Varsavia in una stanza del ghetto, si vede una madre che cerca i pidocchi al bambino, magrissimi entrambi, pallidi pallidi… Ho una cattiva notizia da darti Michele, cioè una buona: l’arabo della foto che riproduci qui in alto dietro la schiena si tiene con le libere mani al cancello, sento anche il fotografo che gli grida in inglese non ridere stronzo… come faccio a saperlo. Proprio come facevo a sapere che ridacchiavano fra loro i due bambini nascosti dietro dietro la madre emigrante della Lange. E Michele tu sei bravo e sulle fotografie la sai lunga ma certe finezze si imparano solo a 90 anni.
Non c’è mica niente da spiegare, io ridevo dell’arabo “bastonato” perché sapevo, perché so che si tiene con le libere mani al cancello, poi hai notato che tipo è mai dico fisicamente? Magro, sbilenco, mai e poi mai sarebbe stato arruolato nell’esercito del grande dittatore iracheno, un formidabile esercito: formidabile! Soldatoni alti due metri i quali, ti garantisco, non si sarebbero mai umiliati e avviliti davanti a quei quattro stro… americani. Probabilmente l’arabino era uno sguattero della cucina dei marines… Poi amici attenti! Io non sono un ebreo incazzato e meno che mai infelice: e perché mai? Io ho vintooooo, non sono mai mai mai stato io una vittimaaaaa. Perché, vi piacerebbe? Ma se mi invidiate!… Pensate: Ando Gilardi ebreo, poliomielitico, zoppo, partigiano mica male, processato anche lui per crimini di dopoguerra se l’è cavata per l’amnistia concessa a suo tempo dal ministro Togliatti, e soprattutto sionista jabotiskiano attivo dagli anni 30, e per concludere da sempre stalinista fanatico… E sono ancora vivoooooo a 90 anniiiiiiiiiiii! Come disse un amico: tu non sei un essere umano ma un trattore Landini a testa calda. [14/07/2011]

…quel breve momento di sincerità? Ebbene si, tulavulùgeorgedadin, come scrivo spesso e volentieri anche qui ho cominciato a occuparmi di fotografia a tempo pieno nel 1945 come tecnico precario di una commissione americana, incaricato con altri “ragazzi” usciti dalla guerra, di riprodurre e stampare in centinaia di copie i documenti fotografici “spontanei” trovati sui prigionieri e civili tedeschi e altre nazioni che illustravano fosse comuni, fucilazioni, massacri, lager… Eccetera eccetera. Gli atti del più importante dei processi ai crimini, quello di Norimberga, come ti ho già detto Michele, sono raccolti in più di venti enormi volumi, uno è tutto di fotografie e sono migliaia e io le conosco e riconosco tantissime. Questa visione non è stata interrotta e sempre come già sai ho continuato a raccogliere, schedare eccetera fotografie degli “orrori” spontanee e non buffonate sceneggiate e recitate come quelle di questa favolosa puntata, e te lo dico io che santiddio saprò capire le istantanee del genere. Ma vedi Michele il discorso profondo, terribile è un altro ed è per questo che Fotocrazia è tanto importante, perchè arriva a questi limiti. Cosa succede nella testa, nella ragione, nella coscienza di uno come me che ha avuto questa esperienza? Siamo arrivati al breve momento di sincerità: che senza rabbia senza odio e senza rancore, anzi persino con allegria, quando vede in fotografie come quelle in alto un arabo “bastonato” gli viene da ridere e prova un senso di gaiezza, diciamo pure che gli fa piacere. Poi non è il caso ma pensa che se al posto dell’arabo ci fosse un Ebreo e al posto degli spettatori degli arabi, batterebbe addirittura le mani tutti contenti. Michele è una questione di parcondition. Ma peggio ancora, sempre quel tale che ti dicevo, nei giorni di malinconia come questo che ha letto che siamo arrivati a sette miliardi, pensa che ogni volta che nasce un “essere umano” la morale cosmica (che non esiste, ma se esistesse) fa un passo indietro, e che ogni volta che uno ne muore, cominciando da me, fa un passo avanti. [13/07/2011]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.