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18. Peggio di uno spazzino

…sono, nel senso che sembrano, i due fotogrammi successivi di una ripresa cine con una Coolpix da pochi soldi, o un telefonino degli ultimi, fatta da uno in mezzo ai due che così di immagini identiche nel tempo più o meno di queste ne avrebbe ripreso un centinaio. Domanda: ora se io ingrandisco sul video riproducendole da qui dove le vedo le due fotografie e “giro” il telefonino nel loro nesso e tira un poco di vento che non c’è ma comunque l’insieme si muove… Michele, non scherzo. Già vedo il titolo sul Corriere: Trovato dopo 33 anni un documentario scomparso sulla scoperta del cadavere… eccetera. Sommario. Sequestrato dalla polizia in quel giorno era stato dimenticato in uno schedario della Questura… Michele, non scherzo: sono vecchio e stanco se avessi ancora un poco di entusiasmo mi piacerebbe arricchire la tradizione dei Grandi Miliziani… E ti garantisco che nessuno capisce il sistema… [23/05/2011]

E va bene, nessuno mi prende mai sul serio. Ma sono io se mi deprimo a non prendere sul serio voi perché parlate di quello che poteva essere ma non è stato. Delle fotografie in questione mi sono occupato nel lontano 1978 quando avevano un valore concreto, reale, sociale: cioè erano viventi nella attualità, nella cronaca. Misurando lo spazio loro concesso dai 5 quotidiani italiani che allora rappresentavano l’80% della diffusione di tutti i 54 quotidiani che uscivano in Italia. Le fotografie, e non si poteva più assolutamente distinguere una dall’altra, erano ferocemente tagliate. L’amputazione più pesante fu quella del Corriere della Sera che seguiva quasi il bordo dello sportello del bagagliaio, la meno tagliata lo era quella della Stampa di Torino. Tagli in media cancellarono, non scherzo, più del 70% (ho detto 70 percento!) della intera inquadratura. Ora il valore di eloquenza, diciamo grosso modo, di una fotografia di cronaca e poi di questo peso, il valore diciamo reale effettivo che con da ragionare e discutere, non è quello del fototipo del negativo, Ma è quello che risulta dall’uso, se ci si vuole salvare dal comico… Per comico intendo frasi del tipo parlando di scrittura, osservando le due immagini oserei sottolineare la differenza tra un “fatto” ed un “evento”. La massa umana della foto in bianco e nero modifica l’informazione, rendendo quel ritrovamento un evento. L’immediatezza informativa del taglio a colori, che toglie informazioni sul contesto, la propone come un “fatto”, dando meno enfasi e una lettura diversa. [24/05/2011]

L’idea è buona e simpatica e andrebbe allargata: oltre alle prime nozze ci sono quelle d’argento, d’oro e di diamante: 50 anni! Almeno per quelle di diamante può diffondersi la moda dell’album fotografico. Offro una mano e non scherzo, io Ando Gilardi ho 90 anni e sono forse il più vecchio fotografo attivo, attivissimo, che resta in Italia: vivo da tempo in carrozzella e mi spinge una simpatica badante che vestirebbe di bianco. Io ho ancora una quasi divisa da fotografo antico paralitico e farei il servizio alla coppia vecchietta girando qui e la e ho un sacco di idee… Insomma mi sono spiegato e a voi credo non manchi la fantasia. Poi ovviamente di grande interesse sarebbero i fotoservizi del mio fotoservizio… Ho anche un bel cane che mi porta la borsa coi denti… Insomma ci siamo capiti, non scherzo, largo ai vecchiiiiii… [19/05/2011]

Non è il fotografo che fa il mercato ma viceversa! Dove essere inteso alla lettera: il mercato, soprattutto i giornali, assumono in senso letterale e al lavoro nero, cioè senza contratto, i fotografi e li mandano a fare le fotografie che vogliono loro, i giornali, meglio ancora il loro pubblico, e il povero disgraziato fotografo per campare deve ubbidire, e magari fare a gomitate, litigare con i colleghi… O credi davvero che una dozzina di bravi ragazzi, solo perché gli piace il “lavoro”, stanno magari alla pioggia o sotto il sole d’agosto per ore e ore in attesa che da un albergo esca una marocchina con le tette grosse, o addirittura un assassino, se potessero fotografare qualcosa di meglio?
Il fotografo, come lo è stato Ando Gilardi, è peggio di uno spazzino: la macchina fotografica è la ramazza con la quale raccoglie la monnezza che copre a mucchi le strade del mondo in cui viviamo e per campare la porta in quella gigantesca discarica che qualcuno ha chiamato, ma pensa, la società dello spettacolo dimenticando di aggiungere di… [16/05/2011]

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