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Vivere e rivivere

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La coincidenza della Pasqua cristiana con la rinascita della natura e il parallelismo tra la resurrezione di Cristo e quella della vegetazione ci parlano delle radici pagane e primitive della nostra religione. Il concetto di Resurrezione infatti sorge nella mente dei nostri progenitori dall’osservazione del ciclo naturale che porta le piante dalla morte apparente del riposo invernale, alla rinascita primaverile.
Nell’antichità, questa magica rinascita era immaginata, in vari culti, come esclusiva della divinità arborea e degli dei e le dee del grano, imprigionati (come Proserpina) o distrutti (come Osiride) da Dei malvagi e sotterranei, e poi riportati in vita dall’amore di una madre o di una moglie.
Le varie celebrazioni della morte e della rinascita degli Dei della natura si sono poi evolute fino a trasformarsi in una possibilità concessa anche ai comuni mortali, con modalità diverse. Nell’Antica Grecia ad esempio, alcuni uomini e donne venivano resi immortali per intercessione degli Dei, ma trasformandosi in piante (come Dafne), in animali, o in costellazioni (come Orione).
In molte religioni il concetto di rinascita è stato un elemento centrale del culto e del racconto mitologico, fondato sulla “dualità” di corpo fisico mortale e anima immortale. Il nucleo di tale credenza è la possibilità che l’elemento spirituale possa trasmigrare nello spazio, in un altro corpo (o addirittura in un oggetto, per essere conservato, nascosto o protetto dalla distruzione) oppure viaggiare attraverso il tempo e riprendere l’esistenza sotto forma di un diverso essere (come nel caso delle religioni orientali con la reincarnazione), oppure, più frequentemente, prendere posto in un regno dei Morti, somigliante alla Terra, abitato solo da anime e separato dal mondo dei viventi da un “fiume dell’oblio”.
Il tornare in vita nel proprio corpo fisico è un tipo di resurrezione particolare, che nasce con la Bibbia e i profeti ebraici, per poi passare in ambito cristiano e islamico. I Farisei ad esempio credevano che al momento della resurrezione (alla fine dei Tempi) i corpi avrebbero avuto la condizione che avevano al momento della morte, poi Dio li avrebbe risanati.
Nel Vangelo invece vediamo il concetto di Resurrezione farsi più astratto e staccarsi definitivamente dai legami con i culti del mondo antico, attraverso la figura di Gesù, umano di origine divina, che opera miracoli e resurrezioni svincolate dai meriti dei soggetti riportati alla vita, in modo molto somigliante al dono dell’immortalità da parte degli Dei ellenici, fatto per pietà o per semplice affetto come nel caso dell’amico Lazzaro, o in quello della figlia del centurione; poi con la Resurrezione di Gesù stesso, il suo corpo che scompare, lui che appare come fosse vivo agli amici e ai familiari, che invita Tommaso a toccare le sue ferite e che poi ascende al Cielo con questo corpo etereo e la promessa di una vita eterna per ogni uomo, tutte le sfaccettature della rinascita vengono mescolate e integrate in una sola figura.
Oggi non possiamo più sentire davvero la gioia di una Rinascita: ne’ della natura (perché, per la maggior parte di noi, il quotidiano non dipende più da cicli naturali), ne’ dell’anima (perché siamo ossessionati dall’immortalità materiale del corpo). Eppure la speranza che dà immaginare di potersi rinnovare annualmente come la vegetazione, e la tranquillità che ci viene dalla consapevolezza di condividere con le piante un ciclo vitale che dà spazio alle nuove generazioni senza rendere inutile “il vecchio”, concime e nutrimento per il nuovo, sono pensieri capaci di miglioraci l’esistenza.
Forse è tempo di recuperare anche questo rituale, con nuova energia ripartendo da zero, lasciando la mortifera idea di uscire come zombie dai sepolcri e sentendoci parte di una eterna naturale trasformazione.

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1 commento su “Vivere e rivivere”

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