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Verità e ricordo

(una foto al giorno leva l’ignoranza di torno) a cura di Lost Dream Editions
Scrive Felice Accame in “Crimini sorridenti della memoria” ( “Rivista anarchica”, anno 32, n. 286, dicembre 2002 – gennaio 2003 ): «Platone, nella “Repubblica”, allude al mitologico fiume ( il Lete, ovvero l’oblìo ) le cui acque avrebbero avuto il dono di far dimenticare tutto a quelle anime dei defunti che, una volta dissetate, potevano permettersi il lusso di rinascere. Avesse avuto nozione dello Stato moderno – e dei suoi mezzi – avrebbe saputo che la memoria, intesa come capacità di ricostruire il proprio mondo e di interpretarne la storia, può essere cancellata anche ai vivi».
“Alétheia”, la parola greca per indicare la verità, ha a che fare etimologicamente, come ricorda Giulio Giorello nel suo libro sull’ateismo ( “Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo”, Longanesi 2010 ), con quel fiume dell’aldilà che cancella i ricordi: tradotta letteralmente, significa “non dimenticare”. Che è quanto lo specchio con la memoria sa fare molto bene. Il problema sorge quando la memoria iconica è spiegata dalle parole: la “traduzione” dal visivo al verbale della stessa immagine totalmente automatica può ricordare avvenimenti in parte o totalmente diversi.
La Chiesa di Roma avrebbe voluto che nella “Carta dell’Europa” fossero ricordate le «radici cristiane» del vecchio continente. È un vero peccato che lo specchio con la memoria sia stato inventato solo verso la metà del XIX secolo, perché si sarebbe potuto regalare al pontefice, all’epoca Joseph Ratzinger, un album zeppo di fotografie che avrebbero documentato, oltre alle «radici», anche le “biforcazioni”, il “taglio dei rami secchi” e i “falò”.
Nell’immagine:
Una fotografia, fra le tante, che avrebbe potuto essere inserita nell’album per il pontefice:
Roma, Campo dei fiori. Il monumento in ricordo di Giordano Bruno, arso nella piazza il 17 febbraio del 1600 perché giudicato eretico dal tribunale della Santa Inquisizione.
Fotografia dell’autore, 2012.

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