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Un fragile monopolio

Mentre attendiamo con speranze e timori le cosiddette “liberalizzazioni” del nuovo governo Monti, voglio raccontarvi un’antica storia di privilegio e monopolio, sconfitta dallo spirito d’osservazione di un frate.
Qualche malelingua insinua che la fama di Murano nell’arte del vetro nacque nel XII secolo, dalla volontà della Serenissima di sottrarre ad occhi indiscreti le tecniche di fabbricazione del prezioso materiale, allora sconosciute ai più, che Venezia aveva affinato nei secoli grazie ai rapporti commerciali con l’oriente. Sia nell’isola di Torcello che in quella di Murano già nel VII secolo a.C. esistevano artigiani vetrai, ma nel corso del 1100 quest’arte divenne attività manifatturiera organizzata e venne “relegata” a Murano: la Repubblica aveva decretato lo spostamento di tutte le fornaci veneziane sull’isola, accampando scuse sul rischio di incendio, ma in realtà cercando di proteggere dalla concorrenza un’attività manifatturiera unica al mondo. Aveva anche vietato espressamente ogni commercio, sia interno che esterno, a forestieri e veneziani. Pare che non fosse poi il semplice vetro a destare preoccupazioni, quanto la produzione di lenti che a Venezia era oramai ben sviluppata. Nei Capitolari delle Arti Veneziane, già nel 1284, erano presenti infatti gli occhiali da vista (roidi da ogli) e si prevedevano pene per chi fabbricava occhiali in vetro, considerati una contraffazione rispetto a quelli in cristallo. E il segreto della fabbricazione degli occhiali era gelosamente custodito da pochissimi artigiani.
A questo punto, se non fosse blasfemo, si potrebbe dire che il diavolo ci mise la coda.
Nel 1305, in una fredda giornata di febbraio, un frate domenicano, il beato Giordano da Pisa esalta, in una infervorata predica ai fedeli riuniti in Santa Maria Novella, la preziosa arte di fabbricare “gli occhiali che fanno vedere bene, ch’è una delle migliori arti e delle più necessarie che ‘l mondo abbia, ed è così poco che si trovò”. Il beato Giordano racconta di aver conosciuto l’inventore degli occhiali e di aver parlato con lui, ma non è riuscito a carpire il segreto della loro produzione, in quanto vietato dalla Serenissima. Tuttavia ha la fortuna di avere un confratello capace di riprodurre tutto ciò che vede: frate Alessandro della Spina. E così, visti gli occhiali di Giordano, frate Alessandro li rifà tali e quali e, in barba ai divieti veneziani “a tutti comunicò lieto e volonteroso il segreto della loro costruzione”.

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1 commento su “Un fragile monopolio”

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