Vai al contenuto
Home » Blog » Un bel piatto di “senza”

Un bel piatto di “senza”

16_26_9_giugno16_BLG

Da quando, la parola “senza” associata al nostro cibo è diventata un valore aggiunto e non una mancanza sofferta?
In un passato piuttosto recente, sembra incredibile, ma la pasta con glutine aggiunto veniva commercializzata come un prodotto speciale e particolarmente salutare.
È chiaro: venendo da secoli di fame endemica, tutto ciò che alludeva all’abbondanza (non importa di cosa), era più che mai ricercato e gradito. D’altronde, senza

risalire all’epoca medievale in cui, nei periodi di carestia, i pani venivano fatti con farina di legumi o addirittura di ghiande, per capire che sofferenza fosse legata alla mancanza dei più basilari ingredienti, basterebbe ripensare all’economia di guerra degli anni quaranta, quando sulle riviste femminili si pubblicavano ricette per aiutare le massaie ad arrangiarsi a preparare ottimi pranzi con quel poco che si trovava in epoca di razionamento.
Sulle colonne dei periodici più letti, accanto alle indicazioni per pulire l’argenteria e alle pubblicità degli strumenti di cucina, venivano suggeriti trucchi per preparare un buon caffè senza caffè (magari con l’orzo o la cicoria), oppure una buona maionese senza l’olio, dolci senza zucchero, cioccolata senza cioccolata, ragù senza carne e così via di surrogati. Naturale che nel dopoguerra, esploso il boom economico, il mercato fosse invaso da prodotti industriali arricchiti di questo o di quello, provocando però, nel giro di pochi decenni, l’orrore per l’abbondanza e per l’eccesso.
Probabilmente gli “arricchimenti” effettuati sui cibi nei decenni passati non hanno lasciato indenne il nostro sistema immunitario; si sono diffuse patologie legate proprio all’accumulo di sostanze troppo ricche e raffinate, così ad esempio oggi il marchio “senza Glutine” appare dove meno te lo aspetti, anche solo per dare al prodotto quell’aura in più di “sano e appetibile”, e i nostri moderni “senza” sulle confezioni, si moltiplicano. Certo a volte, costituiscono la necessaria soluzione a gravissime allergie, ma è indubbio che ultimamente i prezzi siano inversamente proporzionali al numero di ingredienti.
Sarebbe lungo l’elenco degli alimenti che oggi si vendono proprio perché privi di qualcosa: le bevande senza zucchero, i biscotti senza grassi, senza uova, senza latte, la pasta senza glutine, gli alimenti senza sale, e tutta una serie di cibi senza coloranti, senza lievito, senza aromi. E più sono i “senza” sull’etichetta del prodotto, più il prezzo cresce, perché ormai siamo entrati nell’ottica inversa rispetto a quella dei nostri avi oppressi dalla fame, ma immersi in un mondo di cibi semplici, forse non tutti alla loro portata, che oggi cerchiamo di recuperare non costretti dall’indigenza, ma consapevoli di una necessaria moderazione.
© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.