Vai al contenuto
Home » Blog » Teriaca per tutti

Teriaca per tutti

17_8_8_febbraio_17_BLG

Per molti secoli la Teriaca fu considerata il rimedio farmacologico a tutti i mali, una sorta di pozione magica la cui origine è leggendaria. La tradizione racconta infatti che l’inventore di questa panacea fosse Mitridate (133-64 A.C), re del Ponto uno dei più temibili nemici dell’Impero Romano. Il geniale sovrano governava le popolazioni a lui sottomesse con pugno di ferro e dichiarò guerra a Roma ben 3 volte.
Il timore di essere avvelenato, morte sovente riservata ai re, lo aveva indotto a richiedere al proprio medico Crutea un rimedio sicuro contro ogni forma di avvelenamento. Il medico aveva così messo a punto una formulazione molto complessa, costituita da una cinquantina di ingredienti, creando un antidoto potentissimo passato alla storia come Mitridatum.
Nello stesso periodo un altro medico, Nicandro da Colofone, cercando rimedi contro l’avvelenamento  aveva individuato ben 150 erbe utili contro il morso di vipere e serpenti, aveva messo a punto un antidoto simile a quello di Crutea, che aveva chiamato Theriaca, dal greco “therion” parola che indicava la vipera e tutti gli animali velenosi.
Mitridate, per difendersi dai veleni aveva assunto una piccola quantità di pozione ogni giorno arrivando alla completa immunità, così quando Pompeo arrivò a sconfiggerlo, volendo uccidersi per non cadere nelle mani nemiche, fu costretto a farlo con la propria spada.
I romani col bottino di guerra portarono a casa anche la formula del potente antidoto che ebbe un successo clamoroso suscitando l’entusiasmo, qualche tempo dopo, dell’imperatore Nerone.
Accomunato a Mitridate dalla stessa preoccupazione per la propria incolumità, Nerone affidò al proprio medico, Andromaco il Vecchio, la ricerca di una nuova formulazione del Mitridatum, nacque così la Theriaca di Andromaco, che rispetto all’originale aggiungeva un ingrediente particolare: la carne di vipera, secondo un principio che oggi conosciamo molto bene, quello omeopatico.

Nel corso dei secoli la Teriaca, citata anche negli scritti di Plinio il Vecchio e di Galeno, subì alcune modifiche, una delle più conosciute è quella apportata da Avicenna, che la semplificò riducendo il numero delle erbe, ma il picco di popolarità lo raggiunse nel XVI secolo ad opera della farmacopea veneziana.
A Venezia gli speziali preparavano la Teriaca una volta all’anno in pubblico, durante una cerimonia festosa che durava alcuni giorni nel mese di Maggio. Ogni addetto era vestito in modo diverso a seconda del proprio compito (triturare, pestare, mescolare, etc) e alla fine esponevano il preparato alla popolazione in grandi vasi, sia per rendere noto il lavoro e dargli valore (la pozione era carissima), sia per differenziarsi dai ciarlatani che vendevano Teriaca “non originale”.
Il procedimento era senz’altro impegnativo. Innanzitutto ogni ingrediente andava colto e preparato nel suo “tempo balsamico” cioè nel periodo di massima concentrazione del principio attivo, inoltre andava pulito, preparato e, se necessario, seccato con cura. Le stesse vipere dovevano appartenere ad una specie precisa e bisognava catturarle entro la fine dell’estate, altrimenti la loro carne cotta, impastata, essiccata e pestata nel rimedio, avrebbe procurato troppa sete al paziente.
Anche le proporzioni fra gli ingredienti facevano la differenza, così come la cura e l’abilità nell’usare il mortaio e aggiungere sapientemente gli ingredienti nella sequenza esatta perché si emulsionassero nel modo corretto e più efficace all’estrazione delle sostanze attive.
Tra gli ingredienti, oltre alla carne di vipera cotta e mescolata con farina, nella Teriaca si trovavano il pepe, la cassia, la cannella, la valeriana , la mirra, lo zafferano, la menta, la scilla, il cardamomo, il finocchio, l’anice, l’iperico, la rosa, l’origano, la maggiorana, l’acacia, la gomma, la liquirizia, ma anche l’oppio e un ingrediente misterioso chiamato “opobalsamum”, su cui sussistono alcuni dubbi se si tratti dell’essudato gommoso della corteccia della pianta del Balsamo orientale, oppure di un decotto dei ramoscelli del Balsamo del Perù.

© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.