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Stelle Letterarie – Toro

17_22_28_aprile_17_BLG

La rubrica astrologica quest’anno parla di letteratura. Attraverso i singoli post si capirà qual è lo stile di scrittura preferito da ogni Segno, l’argomento ideale, il genere più amato o i personaggi che incarnano meglio la personalità degli autori, ricordando sempre che in campo astrologico il segno “puro” teorico, non corrisponde mai ad individui realmente esistenti , molto più sfaccettati e compositi.

L’impulso vitale arietino, che dà il via alla ruota zodiacale, passando nel Toro rallenta decisamente e prende corpo. Il Toro appartiene all’elemento Terra ed è letteralmente attaccato ad essa, anche quando svolge un mestiere come quello dello scrittore, del poeta, o del teorico.
La concretezza e il senso di realtà permeano ogni sua opera, le sicurezze e i beni materiali sono il perno attorno al quale ruotano i suoi racconti e le sue riflessioni; i valori tangibili delle cose prendono il sopravvento su ogni speculazione astratta e metafisica, i desideri e le esigenze del corpo attirano la sua attenzione, inoltre il lento ma inesorabile (e spesso monumentale) lavoro di creazione viene svolto dall’autore Toro con un profondo senso di voluttà che traspare nella descrizione dei suoi personaggi , nell’approccio metodico ai concetti, i quali vengono assimilati e trasformati in qualcosa di più materiale e utile alla vita.
Sembrerebbe una contraddizione a questo punto constatare quanti celebri filosofi appartengano a questo segno, pensiamo a Kierkegaard, Kant, Marx tanto per citare i principali, eppure, se leggiamo le riflessioni dei singoli autori, la natura taurina balza prepotentemente in primo piano.
Così ad esempio, Herder, allievo di Immanuel Kant descrive il suo maestro facendo inconsapevolmente un affresco perfetto del Toro: ”Con lo stesso spirito col quale esaminava Leibniz, Wolff, Baumgarten, Crusius, Hume, e seguiva le leggi naturali scoperte da Newton, da Keplero e dai fisici, accoglieva anche gli scritti allora apparsi di Rousseau, il suo Emilio e la sua Eloisa, come ogni altra scoperta naturale che venisse a conoscere: valorizzava tutto e tutto riconduceva a una conoscenza della natura e al valore morale degli uomini priva di pregiudizi. La storia degli uomini, dei popoli e della natura, la dottrina della natura, la matematica e l’esperienza, erano le sorgenti che avvivavano la sua lezione e la sua conversazione. […] Egli incoraggiava e costringeva dolcemente a pensare da sé; il dispotismo era estraneo al suo spirito.” Ebbene Kant, pietra miliare della filosofia occidentale, fu colui che sottopose la fumosa e astratta metafisica, ad una profonda critica fondata sulla Ragione e sulla conoscenza della Natura, riportandola “a terra”.
Non è un mistero per nessuno che, anche al centro delle riflessioni di Karl Marx, ci sia il mondo economico a lui contemporaneo, il valore del lavoro e dei beni materiali, e non è un caso che il titolo della sua opera principale sia uno dei termini taurini per eccellenza: “Il Capitale”.
Anche quando si tratta di comporre un romanzo, l’autore Toro esprime in pieno la sua natura terrena e sensuale, come accade a Balzac, scrittore immensamente prolifico, padre del realismo francese, che pubblica la sua “Comédie humaine” (95 romanzi, novelle, saggi realistici, fantastici o filosofici, racconti e 25 studi analitici) con l’obbiettivo di descrivere in tutti i suoi risvolti più autentici, la società francese.
I suoi personaggi sono sempre alle prese con i beni materiali, con il godimento dei sensi, con la parte più prosaica dell’esistenza; in “Eugenie Grandet” così descrive la psicologia dell’avaro: “lo sguardo d’un uomo abituato a trarre dai suoi capitali un interesse straordinario, contrae fatalmente, come quello del voluttuoso, del giocatore, o del cortigiano, certe abitudini indefinibili, certi moti furtivi, avidi, che possono sfuggire a quelli che provano le identiche inclinazioni; e questo segreto linguaggio forma in certo qual modo la framassoneria delle passioni”.
Passioni, desideri imperiosi, attaccamenti materiali li ritroviamo anche negli scritti psicoanalitici di un altro celeberrimo Toro, Sigmund Freud, che con paziente e pervicace senso pratico procede ad un’esplorazione della psiche scevra da astrazioni metafisiche, ma anche in Nabokov, altro Toro, che con la sua “Lolita” getta una luce impietosa sulle dinamiche di attrazione, potere e manipolazione, tra un uomo di mezza età e un’adolescente.
In epoca rinascimentale un grande teorico del potere, Niccolò Machiavelli, aveva già scandagliato con successo gli anfratti della gestione dello stato e dei beni comuni, individuando nella figura del “Principe”, scaltro e votato alla realpolitik, l’esempio più alto possibile di governante.
Ma quando un Toro legge, cosa legge?
Di solito, ammettiamolo, un Toro preferisce “fare”, ma se deve immergersi in un romanzo sceglie d’istinto i tomoni corposi e le saghe infinite, quelle in cui le scene e i personaggi vengono descritti a pennellate vivaci, in cui la storia inizia in un secolo e finisce in quello successivo, seguendo le vicende realistiche di molte generazioni inserite nella Grande Storia. Per dialettica con lo Scorpione che lo fronteggia, spesso è anche un grande appassionato di gialli e di thriller, o di letteratura erotica.
Nei momenti di vero relax però, non toglietegli il piacere di sfogliare cataloghi d’arte e di fotografia perché quello è l’unico vero godimento dei sensi che un Toro possa ricavare dalla carta.

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