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Stelle letterarie – Pesci

stelle letterarie: Pesci - elaborazione ©Fototeca Gilardi

Eccoci arrivati alla fine del ciclo zodiacale che si chiude in bellezza con il romantico segno dei Pesci.
L’aggettivo romantico non è scelto a caso: il periodo letterario del Romanticismo si può ben associare al terzo segno d’acqua (Victor Hugo, padre del Romanticismo francese è un Pesci), segno costantemente perso nel suo mondo fantastico, distratto, sognante, volubile e docile, ma pericolosamente incline alla tragedia. Lo sguardo amorevole o sofferente che il Pesci volge verso gli ultimi della terra è una costante delle sue opere.
Qui la poesia si fa lirica, il romanzo si apre al soprannaturale e il dramma si fa melodramma.
Nel segno dei Pesci troviamo un senso di fine delle cose, uno struggimento e una nostalgia profondi per dover lasciare ciò che è stato, ma troviamo anche la fede, la speranza in un nuovo inizio e una tensione mistica verso un aldilà che incuriosisce, che attira inesorabilmente verso la suprema incognita esistenziale.
L’autore pescino indugia sulla soglia della morte, passeggia nei cimiteri, piange sulle tombe, si strugge per qualcosa che non c’è più o che non c’è ancora. Il suo animo è gotico, la sua scrittura ridondante, i suoi sensi godono allo stremo perché il senso di perdita imminente è vicino.
Il gotico, il noir, il paranormale e a volte l’horror sono tra gli argomenti preferiti dagli autori segnati dai Pesci, tra i quali non a caso troviamo Edgard Allan Poe, con Sole in Capricorno (come molti autori del genere), ma con ben 4 pianeti nell’ultimo segno dello Zodiaco.
Pratiche occulte, fantasmi e spiriti aleggiano nel mondo letterario dei Pesci, la magia pervade ogni cosa, tutto è sublimefolle e idealizzato. Spesso i personaggi degli autori Pesci vivono tra due mondi, come accade nei romanzi di Gabriel Garcia Marquez, in cui vivi e morti si parlano e le ombre dei defunti agiscono nelle vicende dei vivi.
La religione e il sacro sembrano interferire continuamente nell’opera di questi scrittori, anche un soggetto come Kerouac, con le sue idee di liberazione e di vita alternativa, così descrive l’illuminazione che gli chiarirà cosa lo aveva ispirato nella creazione del movimento beat: “Fu da cattolico […] che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d’Arco a Lowell, Mass., e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato.
In Kerouac troviamo tutte le tipiche tematiche care al segno dei Pesci: la volontà di liberarsi dalle convenzioni sociali, il bisogno di dare un senso diverso alla propria esistenza, la ricerca di una più profonda coscienza (e conoscenza di se’) attraverso le droghe che riescono a distaccarci dalla realtà contingente, l’interesse verso le religioni di ogni genere, l’antimilitarismo e il vivere la passione carnale come veicolo per raggiungere il Paradiso.
Come non riconoscere in queste istanze, pur con i dovuti distinguo, gran parte delle tematiche care al Pesci D’Annunzio che, certo era un guerrafondaio, ma si sarebbe trovato d’accordo su tutto il resto.
Alessandro Manzoni, altro Pesci, fa gravitare tutti i suoi “Promessi Sposi” intorno all’idea religiosa di Provvidenza, mentre uno dei più grandi autori del secolo scorso, Pier Paolo Pasolini punta lo sguardo amorevole e nostalgico su un mondo perduto contadino dove le passioni sono semplici e violente, dove gli accattoni sono più interessanti dei re, un mondo che ai suoi occhi era puro, ma che ha cessato di esistere.

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