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Sogni premonitori

Era il novembre del 1917, in piena guerra mondiale.
Il caporale Adolf Hitler, in una nicchia scavata nella trincea, stava sognando di rimanere sepolto vivo da una tonnellata di terra e metallo fuso, coperto di sangue, ferito a morte dal nemico.
Si svegliò di soprassalto pervaso dallo spavento e dall’angoscia e non riuscendo a dormire, decise di muoversi dal buco della trincea. Scivolò oltre tenendosi basso, ma all’improvviso l’artiglieria francese fece esplodere proiettili che gli sibilarono a poca distanza. Hitler si girò per tornare a ripararsi nella trincea, ma lì non c’era altro che un enorme buco. I suoi compagni giacevano sepolti dalla terra e dalle macerie e la stessa fine avrebbe fatto lui se non fosse stato svegliato dall’incubo.
Noi conosciamo bene i racconti di sogni premonitori in ambito religioso, vissuti come autentici messaggi divini, meno conosciuti sono invece quelli di personaggi storici, condottieri, artisti, persone comuni che utilizzarono questo canale speciale di “informazione” come guida o come mezzo per salvare delle vite.
Alessandro il Macedone, credeva fermamente nel potere profetico dei sogni e in guerra era sempre accompagnato dal suo oniromante. Nel 332 a.C. gli eserciti macedoni stavano attaccando Tiro, sulla costa del Libano quando Alessandro Magno sognò un satiro che danzava sul suo scudo.  L’oniromante anagrammò la parola greca satyros ricavandone la frase “Tiro sarà tua”. Pochi giorni dopo la città di Tiro era in mano ad Alessandro Magno.
Anche un altro stratega, Napoleone Bonaparte, si ispirava ai sogni per programmare le sue campagne. Si dice le mettesse a punto al mattino, dopo le visioni notturne, disponendo dei soldatini di piombo sulla mappa. Alla vigilia della battaglia di Waterloo, dove perse rovinosamente, sognò un gatto nero che attraversava i due schieramenti militari. In questo caso Bonaparte decise di non dar credito alla visione andando incontro alla sua rovina, così come fece Giulio Cesare il giorno del suo assassinio, pur avvertito, sia da un indovino che dalla moglie Calpurnia.
Lo scrittore americano Mark Twain, vide in un sogno il fratello, morto e posto in una speciale bara, con dei fiori sul petto. Pochi giorni dopo, il battello su cui suo fratello lavorava esplose e Twain rivide dal vero esattamente la scena che gli si era presentata in sogno.
Don Bosco ebbe per tutta la vita sogni premonitori di morti a venire.
Dopo avere sognato diverse volte un valletto che annunciava dapprima «un gran funerale», poi «grandi funerali a corte», scrisse ben due lettere a Vittorio Emanuele II informandolo che sulla casa Savoia era stesa «la mano della morte». Ricevette per due volte la visita di un fiduciario del re che lo diffidò dal persistere nei suoi vaticini. Il 12 gennaio 1855 morì la regina madre Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto, e otto giorni dopo la regina Maria Adelaide, consorte di Vittorio Emanuele, per le conseguenze del parto. La stessa sera moriva anche il fratello del re, Ferdinando Maria Alberto, duca di Genova e infine, il 17 maggio, il principino Vittorio Emanuele Leopoldo, di soli quattro mesi. Annichilito da tutti questi lutti, il re volle recarsi personalmente all’oratorio salesiano e conferire con Don Bosco, del quale divenne un devoto estimatore.
Chi invece ascoltò un avvertimento in sogno fu, nella primavera del 1912, un anonimo uomo d’affari londinese, J. Connon Middleton, in partenza su una nave che doveva portarlo in America. Nel sogno, che si era ripetuto due volte a poca distanza, aveva visto affondare proprio quella nave circondata dai passeggeri che nuotavano nel buio delle acque circostanti. L’uomo d’affari, rafforzato nella sua decisione da un telegramma che gli diceva di rinviare il viaggio, cancellò la prenotazione sul transatlantico.
Si trattava del Titanic, che affondò proprio il 14 aprile 1912.
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2 commenti su “Sogni premonitori”

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