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Rune e calendario arboreo

Secondo il poeta e mitografo inglese Robert Graves, l’alfabeto runico deriverebbe da quello greco (che trae origine a sua volta da geroglifici cretesi) e corrisponderebbe ad un antichissimo calendario arboreo, in cui i segni runici, oltre a rappresentare specifici suoni, sarebbero associati ad alcune piante sacre. L’alfabeto runico comparve per la prima volta tra gli antichi Germani intorno al I secolo a.C., ma solo dal II secolo d.C. troviamo iscrizioni runiche su pietra, su utensili o sugli scafi delle navi. Probabilmente erano incise per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti o anche solo per indicarne il proprietario o il costruttore.
Letteralmente la parola runa significa “segreto, sussurro” e deriva dal Norreno. Oltre a rappresentare un sistema di scrittura, le rune nella religione nordica erano suoni magici e divini, capaci di modificare la realtà materiale, se pronunciati in un certo ordine. Una leggenda narra che fu Odino a scoprire il potere delle rune, immolandosi mediante un rito che ricorda i sacrifici umani della Scandinavia pre-cristiana: l’impiccagione ad un albero sacro, probabilmente il mitologico Yggdrasill, il frassino cosmico della mitologia vichinga.
Graves racconta che, nell’antica Grecia, prima dell’introduzione dell’alfabeto fenicio, esistesse già un alfabeto, gelosamente custodito dalle sacerdotesse della Luna e strettamente legato al calendario, in cui le lettere non erano rappresentate da segni scritti, ma da ramoscelli recisi di alberi di specie diverse, simboleggianti i 13 mesi lunari in cui era suddiviso l’anno, che iniziava due giorni dopo il solstizio d’inverno.  Il parallelismo con le lettere dell’antico alfabeto utilizzato dai Druidi gallici descritti da Cesare, è totale: anche quelle lettere portano il nome di alberi, infatti  l’alfabeto irlandese antico era chiamato beth-luis-nion, cioè betulla-sorbo selvatico-frassino (come dire ABC) dalle prime tre lettere della sequenza, ed era formato anch’esso da 13 consonanti (associate ad alberi/mesi lunari di 28 giorni) e a 5 vocali (associate a solstizi ed equinozi), la cui sequenza seguiva lo sbocciare delle gemme dei vari alberi:
B betulla (Beth) – 24 dicembre/20 gennaio
L sorbo selvatico (Luis) – 21/gennaio/17 febbraio
N frassino (Nion) – 18 febbraio/17 marzo
F ontano (Fearn) – 18 marzo/14 aprile
S salice (Saille) – 15 aprile/12 maggio
H biancospino (Uath)– 13 maggio/9 giugno
D quercia (Duir) – 10 giugno/7 luglio
T agrifoglio (Tinne) 8 luglio/4 agosto
C nocciolo (Coll) 5 agosto/1 settembre
M vite (Muin) 2/29 settembre
G edera (Gort) 30 settembre/27 ottobre
NG o GN giunco (Ngétal) 28 ottobre/24 novembre
S sambuco (Ruis) 25 novembre/23 dicembre
A abeteolmo (albero della vita) + I tasso (albero della morte) – solstizio d’inverno
O ginestra – equinozio di primavera
U erica – solstizio d’estate
E pioppo bianco – equinozio d’autunno

Graves era convinto che la sequenza delle prime 3 lettere “beth-luis-nion” formasse un incantesimo in onore dell’Antica Dea greca della Luna, per questo la successione iniziale del nostro alfabeto (ABC) mutuato dai commercianti fenici, è diversa: essi utilizzando l’alfabeto “misterico” per ragioni così prosaiche come gli scambi di merci, temevano di offendere la dea, così si guardarono bene dal rivelare la “vera” magica sequenza e ne inventarono una fittizia.

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