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Romantici sirenetti e regine anoressiche

Ecco iniziato il tormentone della “prova-costume” alla quale, pare, siamo tutti sottoposti come se vivessimo costantemente sulla passerella di Miss (e Mister) Universo.
Non è dato sottrarsi, pena il discredito eterno e il generale ludibrio.
L’unica consolazione viene dalla storia che ci dimostra quanto i dettami tirannici di oggi, qualche decennio fa sarebbero apparsi ridicoli e i loro risultati estetici, piuttosto ributtanti.
Possiamo constatare attraverso ritratti, affreschi e documenti scritti che magrezza e tonicità sono diventate méte ambite solo in quei tempi e luoghi in cui il “nemico numero uno” non era la fame, ma l’eccesso di cibo.
Questa condizione è stata piuttosto rara in passato e, oggi, si somma al rifiuto quasi patologico di avere una forma “adulta”.

Durante il Rinascimento si vide fiorire un’interesse per il corpo e la natura che portò semplicemente allo studio di ogni “forma” corporea esistente, a studi anatomici scientifici e alla trionfante raffigurazione dell’uomo e della donna ideali, non troppo distanti da come erano nella realtà.
Ma in epoca romantica tutto iniziò a cambiare.

Sappiamo per certo che la passione per il corpo magro ed eternamente adolescente, quando la moda preferiva ancora forme solide e tornite, sedusse almeno una donna: Elisabetta di Baviera, imperatrice d’Austria.
È nota a tutti la storia della “principessa Sissi” che, nel 1854 sposò Francesco Giuseppe vivendo, bella e infelice, presso una corte rigida e formale.

L’Imperatrice Elisabetta era alta oltre un metro e settanta, il suo vitino costretto dai bustini non superava i 48 centimetri e il suo peso era di soli 45 kg. Essendo golosissima di dolci e in particolare di cioccolato, si sottoponeva a rigide diete inventate da lei, nonché a intenso esercizio fisico. Generalmente consumava un solo pasto al giorno, nel frattempo beveva alla violetta. Era sempre impegnata con la scherma, l’equitazione e aveva fatto allestire in tutti i palazzi in cui soggiornava delle palestre attrezzate con pesi, sbarra e anelli, inoltre faceva interminabili  passeggiate quotidiane.
Per preservare la giovinezza della pelle applicava maschere notturne a base di carne di vitello cruda o di fragole e ricorreva a bagni caldi nell’olio d’oliva. Per conservare la snellezza dormiva con i fianchi avvolti in panni bagnati e beveva misture di albume d’uovo e sale. Mascherava la propria anoressia con l’ossessione per un’alimentazione sana inventando continuamente nuovi regimi a base di latte di capra, uova crude, vino Tokaj, brodo di verdure, carne cruda di manzo e si pesava più volte al giorno.

Ma l’ossessione per la linea che si sviluppò in epoca romantica, non fu solo una preoccupazione femminile; pochi decenni prima infatti, un altro personaggio avrebbe fatto carte false per superare una fantomatica “prova-costume”, Lord Byron che, tra l’altro, era un appassionato nuotatore.
Si racconta che il celebre poeta inglese, tendente alla pinguedine, fosse ossessionato dalla forma fisica. Intorno al 1811 aveva perso in poco tempo qualcosa come 32 kg. Cinque anni dopo i suoi pasti consistevano in una fetta sottile di pane e una tazza di tè per colazione, una cena leggera a base di verdure e, in serata, una tazza di tè verde.
Era solito indossare strati e strati di abiti per sudare e bruciare così il grasso in eccesso e prima di partire con una dieta a base di patate affogate nell’aceto, beveva idrossido di magnesio, comunemente chiamato “latte di magnesia”, un lassativo all’epoca molto diffuso.
Certo i morsi della fame l’avranno colto più di una volta, ma il rimedio era dei più classici: fumare sigari!

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