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Pietra e oro

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Esistono molti tipi di pietre: le splendenti pietre preziose, le evangeliche pietre angolari, le variegate pietre dure, le musicali “pietre rotolanti”, le alchemiche “pietre filosofali”, ma quella che ci interessa è una pietra particolare: la pietra di paragone.
Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare non è la funzione che dà il nome alla pietra, ma viceversa, infatti la parola “paragone”, che indica l’atto di confrontare per trovare similitudini e differenze, deriva dal nome di una particolare varietà di diaspro nero che anticamente veniva utilizzato per

saggiare la purezza dell’oro. La valutazione del prezioso metallo, veniva fatta grattando sul paragone il metallo da saggiare ed altri campioni d’oro di cui si conosceva la purezza, poi si osservava il colore del residuo lasciato sul diaspro che, grazie alla purezza e uniformità del suo colore nero, si prestava perfettamente al compito.
Il paragone è chiamato anche lapis Lydius, cioè “pietra di Lidia”, si dice infatti che i primi ad usarlo fossero gli abitanti della Lidia (una regione dell’attuale Turchia) i quali furono i primi a coniare moneta sotto la guida di re Creso.
Fino a quel tempo la moneta era costituita da pezzi di metallo in forma di pepite o lingotti, poi da pezzi di metallo fuso, marchiato in modo approssimativo. Nel VI secolo a.C. Creso, comprendendo l’importanza di questo strumento di scambio (che però doveva essere pesato ogni volta per determinarne il valore di scambio), decise di statalizzare l’attività di conio della moneta controllando direttamente l’estrazione, la fusione e la produzione. Il re lido fece fabbricare pezzi di elettro (lega di oro e argento) piatti, tondi e di peso costante, con impresso il sigillo reale, chiamati “statere” (standard) che divennero le prime monete della storia e, facilitando gli scambi commerciali, resero Creso immensamente ricco, tanto da trasformarlo nel simbolo stesso della ricchezza. Dalla figura di Creso nell’atto di imprimere il sigillo reale sulle monete, nasce anche un mito che ci dà la misura di quanto la sua opera cambiò la storia dell’umanità: la leggenda di re Mida, il sovrano che fu premiato da Dioniso con la facoltà di trasformare in oro tutto ciò che toccava.

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