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Piedi a terra e sguardo al Cielo

Quando i semi sono ormai al sicuro nel caldo della terra, pronti al sonno invernale e fiduciosi del loro sviluppo futuro, ecco nascere i focosi Sagittario. Per cogliere la natura di questo Segno tradizionalmente associato agli ideali, alle avventure, alle esplorazioni, alla filosofia, alla geografia e ai viaggi, possiamo guardare alla vita dell’autrice di “Piccole Donne”, Louisa May Alcott e ad una figura molto amata come quella di papa Giovanni XXIII Nella protagonista del suo romanzo, Jo March, la Alcott dipinge il suo stesso carattere vivace,  entusiasta e sportivo, una natura da “maschiaccio”, generosa, esuberante, piena di coraggio, ma anche di boria e ingenuità. Le sorelle March vivono in una famiglia un po’ anticonformista, come vuole il nono segno dello Zodiaco, tanto che la madre è una femminista convinta ed ha eliminato il bustino, simbolo di costrizione, dal guardaroba delle figlie. Jo March, dopo aver a lungo inseguito i suoi ideali e i suoi progetti di scrittura, sposerà un professore (altra figura sagittariana) straniero (l’estero è “campo” del Sagittario) e insieme apriranno una scuola. Una curiosità: la Alcott nasce il giorno del compleanno del padre, filosofo trascendentalista in sintonia con l’archetipo Sagittario, e muore due giorni dopo la morte del padre, per un’intossicazione da mercurio, metallo (e pianeta!) dei Gemelli segno che nello Zodiaco si oppone al Sagittario. Chi invece incarna la tensione spirituale più alta di questo simbolo equinoziale, è il “Papa buono”: fisicamente e caratterialmente espansivo (come vuole Giove, pianeta del Segno insieme a Nettuno) sempre sorridente, intensamente umano e capace di indire, già gravemente malato, il secondo Concilio Vaticano della storia. Fu un papa controcorrente che aprì le porte di una Chiesa sclerotizzata, ad una società in profonda trasformazione e che stupì molti quando, il 26 dicembre 1958, decise di fare visita ai reclusi di Regina Coeli rivolgendo loro queste parole “Son venuto, m’avete veduto, io ho messo i miei occhi nei vostri occhi, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore”: erano ottantotto anni che un pontefice non si avvicinava a dei carcerati. Il giorno precedente, in visita ai bambini dell’Ospedale romano “Bambin Gesù”, era stato scambiato dai piccoli per Babbo Natale! Famoso il suo discorso improvvisato per l’apertura del Concilio,  pieno di amore, di pace e di speranza, che ci fece sentire vicina la Divinità come mai era accaduto prima, nell’era moderna.

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