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Papa Lutero

Francesco ne ha combinata un’altra delle sue.
Rintuzzando la brace sotto le poltrone di vescovi e cardinali ha allegramente scoperchiato l’ennesima pentola: quella del tariffario dei sacramenti religiosi, le offerte in denaro che i sacerdoti di tutte le chiese chiedono per celebrare matrimoni, battesimi, comunioni e funerali.
Come un novello Lutero (ma un po’ più sorridente e simpatico) tuona contro le moderne “indulgenze” con le quali moltissimi sacerdoti finanziano la loro parrocchia. Il fenomeno delle indulgenze, nato già in epoca medievale per sostenere le crociate, era una sorta di condono delle pene post mortem (quelle da scontare in Purgatorio) che il papa concedeva a quei fedeli, sinceramente pentiti e disposti a compiere particolari penitenzepellegrinaggi, ricche elemosine, opere meritorie). Nel 1517 papa Leone X, volendo ricostruire la basilica di S. Pietro a Roma e non disponendo dei mezzi necessari, bandì in tutto il mondo una speciale indulgenza per chi era disposto a fare un’offerta in denaro. Lo “sconto di pena” offerto da questi certificati d’indulgenza era proporzionato all’importo del denaro donato. Una specie di operazione di crowdfunding ante-litteram, ma con un risvolto poco etico: praticamente si prometteva il Paradiso ai peccatori, in cambio di denaro, questo scandalizzò moltissimi credenti e da qui partì il movimento di Riforma che diede poi vita alla chiesa protestante.
Oggi, a parte gli scherzi, neppure il più “affarista” dei sacerdoti si sognerebbe di emettere un certificato di vendita per amministrare un sacramento (formalmente i parroci chiedono un’offerta libera e, in ogni caso, non possono negare il sacramento a chi non può o non vuole fare offerte), ma è vero che in molte parrocchie esistono veri tariffari e che, in alcuni casi, la libertà di scelta non esiste: accanto ai listini che “concedono” matrimoni  e battesimi per centinaia di euro (a Milano e Venezia 400 per un matrimonio, a Napoli addirittura 1.000!), ci sono le fastidiose “convenzioni” con fornitori di servizi vari, imposti dalla chiesa con tariffe prestabilite. Certamente nessuno ha da ridire sul fatto che gli allestimenti e i servizi debbano essere pagati, ma sarebbe il caso di rendere libera la scelta dei fornitori. Tutto il resto invece ha davvero un così intenso e fastidioso sentore di “indulgenza” che una strizzatina d’occhio a papa Francesco, nostro malgrado, ci scappa.

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