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“No sports, just whisky and cigars”

… questo rispose Winston Churchill a chi gli chiedeva il segreto della longevità: niente sport, solo whisky e sigari.
Certo l’attuale Governo britannico, con l’originale campagna anti-fumo collettiva che inizierà il prossimo primo ottobre, non avrebbe trovato l’appoggio del mitico primo ministro: whisky e sigari non si possono chiamare piaceri sani, ma gli appassionati di tabacco sarebbero pronti a sottoscrivere ancora oggi l’affermazione di Churchill,  giurando che il relax e il benessere di un buon sigaro hanno sicuramente un grosso peso nell’allungare loro la vita.
D’altronde il rituale legato al consumo di sigari ha radici molto antiche.

Le prime notizie documentate si trovano in uno scritto di Bartolomeo de la Casa intitolato “Storia Generale delle Indie“, in cui il vescovo spagnolo descrive gli indios che fumano delle erbe arrotolate.
Ma furono i partecipanti alle spedizioni di Colombo a conoscere ed esportare per primi il tabacco e le abitudini legate al suo consumo.

Nella seconda spedizione colombiana, un frate di nome Romano Pace rimase ad Haiti e qui cominciò ad osservare e descrivere uno dei rituali che vedeva ripetere dagli indigeni in occasione di cerimonie religiose: il sacerdote che sovrintendeva alla funzione offriva alle divinità i fumi di una pianta speciale chiamata cohiba. La popolazione partecipava alla cerimonia utilizzando uno strano strumento, il tabago, composto da due cannule da inserire nelle narici, con cui gli Indios inalavano direttamente il fumo.
Cantare, danzare, bere e fumare erano, per gli indigeni del Sudamerica , atti di devozione religiosa  che accomunavano gli animi e rilassavano il corpo e la mente.

I conquistadores che accesero il loro primo sigaro in Spagna furono spesso incarcerati e torturati dalle autorità che attribuivano a quel fumo effetti devastanti e demoniaci, ma nonostante questo, il consumo del tabacco in Europa divenne presto un’abitudine.
Sdoganato grazie alla fama di farmaco millantata dall’ambasciatore francese in Portogallo Jean Nicot (da cui il nome scientifico della pianta “Nicotiana tabacum”) il tabacco giunse anche in Italia nel 1500.

Per secoli il momento del fumo mantenne in tutta Europa una funzione ricreativa e socializzante, analoga all’ora del tè per gli inglesi: balli, feste, riunioni all’insegna del tabacco (fumato soprattutto in pipe e sigari) venivano organizzati in ogni nazione da nobili e borghesi.
I sigari e il tabacco da fiuto si diffusero tanto da divenire, tra Ottocento e Novecento, uno degli status symbol preferiti da uomini d’affari e personaggi in vista.
Ne abbiamo una fedele testimonianza nei numerosi ritratti dell’epoca, in cui volti celebri, da Freud a Guevara fino a papa Pio IX (a dispetto di un suo predecessore pronto a scomunicare chi fumasse in San Pietro) passarono alla storia con il sigaro in bocca o con un’elegante tabacchiera in mano.

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