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Nidi

(una foto al giorno leva l’ignoranza di torno) a cura di Lost Dream Editions

Dopo avere creato Dio, l’uomo ha sentito il bisogno di creare anche il Diavolo: per giustificare un mondo che non gli sarebbe stato possibile attribuire solo a un Dio buono. O viceversa, nel senso che, dopo avere sperimentato il “male” nel mondo, ha creato il suo contrario, il “Sommo Bene”, per contrastarne l’influenza.
Si dice che l’uomo impari dai suoi errori. Può darsi, ma di sicuro Dio no. Dopo avere assistito alla ribellione degli angeli capeggiati da Lucifero, non è chiaro che cosa gli abbia fatto ritenere che l’uomo, una natura decisamente inferiore, si sarebbe comportato meglio. È un vecchio mito, affascinante, che dovrebbe spiegare la lotta tra il “bene” e il “male”, tra la luce e le tenebre, come credevano gli esseni e dalle cui credenze i cristiani mutueranno non pochi elementi della loro fede. Ma è un mito paradossale. Meglio sarebbe stato ipotizzare che le due divinità in competizione fra loro fossero sempre esistite: solo così sarebbe più accettabile la altrimenti assurda tentazione subita da Cristo nel deserto. Poi, come se non bastasse già il Maligno a cercare di portarci sulla «cattiva strada», ci si metterebbe anche il Padre: «non ci indurre in tentazione» è la preghiera che il Figlio ha insegnato a rivolgergli.
Il Diavolo, che dichiara di chiamarsi «legione» ( evidente allusione alla “X Legio Fretensis”, l’odiato corpo di occupazione romano ) mentre è scacciato dai corpi degli indemoniati, dopo l’improbabile permanenza in una mandria di maiali che pascolava accanto al luogo dell’esorcismo ( è notorio che gli ebrei non allevavano il maiale, animale ritenuto immondo ), oggi, più in sintonia con la logica e in modo più consono a fedeli inurbati, preferisce annidarsi nel web e affacciarsi dagli schermi dei nostri computer: come mostrava, conformemente alle preoccupate dichiarazioni del Vaticano sul demonismo informatico, la copertina di “Panorama” del 12 ottobre 2011 con un Diavolo che usciva da un monitor. Un bel cortocircuito, non c’è che dire, fra vecchie paradossali superstizioni e una moderna “incredibile” tecnologia ( ma che la Chiesa abbia sempre malvisto le scoperte tecnologiche nel dominio della comunicazione è dimostrato dalla preoccupata accoglienza riservata alla stampa con i caratteri mobili e alla fotografia ). Anche il testo della stupenda «Creûza de mä» di Fabrizio De André alludeva probabilmente a questo pasticcio di vecchie superstizioni dicendo che «u Diàu l’è in çë e u s’è gh’è faetu u nìu»: il Diavolo è in Cielo e ci si è fatto il nido.
Nell’immagine:
Gustave Doré, La caduta degli angeli ribelli, 1865, incisione per la Bibbia.

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